LA PRESENZA DELLA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH NEL MONDO

mercoledì 31 ottobre 2012

138 - IL MONTE MADDALENA

SULLE ORME DI
SAN GIOVANNI PIAMARTA
 
(IL DESIDERIO DI DIO)

Guida: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
 
Assemblea: Amen
 
«Un giorno Giovannino e il suo amico Giuseppe Franchini decidono di farsi eremiti e quindi furtivamente lasciano la città e salgono la montagna, attraversando i boschi e cercando una grotta ove fissare la loro dimora, uno con un pane e l’altro con una monetina. I due aspiranti eremiti rimangono tutto il giorno sul monte dal quale si domina un panorama stupendo […]. Ma al sopraggiungere delle prime ombre della sera i due cominciano a dubitare della loro vocazione e scendono precipitosamente i sentieri saliti “con tanta baldanza» P.G. Cabra, Piamarta.

Guida. In questo luogo San Giovanni Piamarta è venuto per il suo desiderio di Dio, il suo bisogno di incontrarlo e di vivere un’esperienza singolare di amicizia con Lui. Ognuno di noi porta scritto nel segreto del proprio cuore il desiderio di Dio. L’intercessione di San Giovanni Piamarta ci ottenga la grazia di saper custodire e rafforzare il nostro desiderio di Dio, fino all’incontro gioioso con Lui.

Dalla Primo Libro dei Re (19, 9.11-13-15)
Elia entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: « Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuosoe gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il voltocon il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Il Signore gli disse: «Che fai qui, Elia?».
 
Parola di Dio.
 

Rendiamo Grazie a Dio
 
Dagli scritti di san Giovanni Piamarta
«Sempre più vedo la mia vita come una salita al monte di Dio, un monte avvolto nel silenzio che introduce poco a poco nel suo mistero.[...] E penso che è bello immergermi nel silenzio per ascoltare la parola del Signore, perché quando sarò immerso nel silenzio di tutte le cose, allora spero di essere in grado di parlare al Signore con la lingua degli angeli e dei santi che lo lodano incessantemente».
«Dal “Diario”di P. Piamarta»


«Dio è l’immenso. E’ sempre presente: ci vede e ci ascolta. Essendo così è un freno al nostro male ed è un conforto nel bene. E’ una grande consolazione potergli sempre parlare, di giorno e di notte. Se voglio un’udienza da un Re della terra devo attendere molto tempo, con Dio questo non avviene»
«Dai Notes di P. Piamarta»


Preghiamo
Tutti: Trinità Santissima, unico Dio, su questo monte ti sei lasciato cercare dal tuo servo, Giovanni Piamarta. Nella tua infinita misericordia hai parlato al suo cuore e, come al Profeta Elia, gli hai dato la certezza che seguire Te, unico e vero Dio, vale più di tutti i regni del mondo. Ti chiediamo umilmente di liberarci dalle nostre resistenze a lasciarci formare dal desiderio di Te e a compiere nella vita la Tua santa volontà. Per Cristo nostro Signore. Amen

Guida: Padre Nostro…

Guida: Benediciamo il Signore

Tutti: Rendiamo Grazie a Dio

sabato 27 ottobre 2012

137 - MESSA DI RINGRAZIAMENTO: OMELIA DEL SUPERIORE GENERALE

 

Chiesa dell’Istituto Artigianelli, 27 ottobre 2012

Omelia (Letture: Mi 6, 6-8; Gal 2, 19-20; Mc 10, 13-16)

La misura della misericordia nel dare sia la tua possibilità. Se hai molto, tu dona largamente; se hai poco, dà il poco, ma sappi impreziosirlo dandolo con il cuore.
Padre G. B. Piamarta 
 

Cari fratelli,

in questi giorni si è parlato molto di Padre Piamarta. Se n’è parlato tra noi, in tante parrocchie, ne ha parlato la stampa e la televisione. Anche il Papa ha parlato di lui. Ha detto, tra l’altro, che è stato un grande apostolo della carità e della gioventù e che era animato da una illuminata carica di umanità e di bontà, da una incrollabile fiducia nella Divina Provvidenza e da un profondo spirito di sacrificio. Non so se Padre Piamarta sia stato poi molto contento di tanto parlare di lui, proprio lui che non amava apparire e si considerava “una macchia d’inchiostro in fondo alle pagine del libro d’oro dei santi della carità”. Certo sarà contento della nostra gioia, perché in Paradiso non ci si può che rallegrare della felicità degli altri. E noi oggi siamo felici che la Chiesa Universale, attraverso le parole del Papa, riconosca nell’umile prete bresciano i segni autentici della grazia di Dio.

 La santità è la piena comunione con Dio, che non si può conquistare per delle belle qualità umane o per l’intraprendenza di una personalità forte, ma con un cuore che ama e che si libera via via da tutte le resistenze che il peccato frappone al nostro desiderio di affidarci a Dio. Santità è lasciare che il Signore diventi la presenza più importante e più amata, la voce di riferimento nei giudizi e nelle scelte, il punto di appoggio assoluto per tutte le relazioni della vita. Ce lo ha spiegato San Paolo nella seconda lettura, con alcuni pensieri che proprio Padre Piamarta era solito ripetere spesso: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. C’è qui raccontata tutta l’esperienza spirituale di Giovanni Battista Piamarta, che vive la sua avventura umana come un sacrificio di offerta a Dio, rinuncia a se stesso per amore di coloro che hanno bisogno di lui. Gli ammalati, le persone in difficoltà, i poveri di mezzi e di spirito, soprattutto i giovani da quel 3 dicembre del 1886, ricevono tutta la sua attenzione e la solidarietà della sua presenza disinteressata e generosa. Tutto a tutti, fino a dimenticarsi di sé. Diceva: “Dobbiamo essere come una candela che si spegne e si consuma un poco alla volta, per servire il Signore ... Dobbiamo essere come il sale, che si consuma dando il suo sapore al cibo. Quanto dovremmo essere felici, se la nostra vita si consumasse come una candela, se si sciogliesse come il sale e questo lo facesse per amore di Dio.” Che felicità essere veri servi di Dio e riconoscerlo come vero padrone e Signore. Il campo della nostra anima dovrebbe essere a disposizione del Signore. Bisogna consumarsi nel servire il Signore in tutte le sue creature.”
Pensieri di un santo da altare? Oggi è anche così, ma sono i pensieri di un uomo vero, un uomo maturo, che ha capito il senso della vita e l’ha giocato nel modo migliore. Il significato della sua azione lo troviamo nelle parole ascoltate da Gesù nel Vangelo. “Lasciate che i bambini vengano a me”. E’ necessario e urgente permettere alla gioventù, ai bambini, di giungere a Cristo, di scoprire nel tempo buono in cui si aprono alla vita e hanno voglia di assaporarla, che niente è più bello e umano che permettere al Signore Gesù di avvicinarci, di volerci bene, di salvarci e di condurci sulle strade della verità e della bontà.

Con quali disposizioni, con quali parole o comportamenti si può far intravvedere questa possibilità alle giovani generazioni e trasformare dal di dentro la società? Con quali linguaggi si può far sorgere nel cuore dei ragazzi la nostalgia dell’infinito? E’ stata questa l’assillante ricerca di Padre Piamarta. E lo deve essere, oggi, per chi ne condivide l’ideale e vuole continuarne il progetto.

 I problemi sono cambiati, il contesto oggi è diverso, il mondo è globalizzato. Ma ancora, e di più, i giovani hanno bisogno di educatori santi che sappiano parlare al loro cuore.
Per parlare al cuore dei giovani e dei ragazzi, - pensa Padre Piamarta – bisogna mettersi dalla loro parte, essere disposti ad entrare nel loro mondo, per sentirne, dal loro punto di osservazione, i desideri e le paure. L’attualità di Padre Piamarta sta prima di tutto in questa disponibilità a tutto campo, per capire, mettersi a fianco, per guardare insieme la realtà e cercare insieme la direzione da prendere. Una strada scomoda, che richiede umiltà, determinazione e coraggio. Però la carità diventa fantasia e creatività: in Piamarta, orfano, diventa senso profondo della paternità, in Piamarta povero e senza mezzi diventa imprenditorialità solidale che crea lavoro e occupazione, in Piamarta che non aveva potuto frequentare regolarmente gli studi, diventa amore alla cultura e all’editoria, in Piamarta figlio della città diventa progetto anche per i ragazzi della campagna, in Piamarta figlio del popolo diventa capacità di interloquire con personaggi di ogni livello sociale. La sua idea, coltivata nei discorsi e negli incontri con Mons. Capretti, è che la fede e la religione non sono sentimenti pii da sacrestia, ma visioni e scelte di vita che rendono migliore la società e il mondo. Anche oggi Padre Piamarta ci insegna ad affermare con forza che non c’è lievito migliore del Vangelo per far fermentare il bene che c’è nel mondo, in ogni forma di aggregazione e di società.
L’attualità è poi nel guardare il proprio tempo con fiducia, nel coltivare assiduamente la speranza. I segni di morte, di stanchezza e di peccato che ammorbano una società, non eliminano mai la presenza dei semi di vita che lo Spirito Santo sparge in ogni parte del mondo e in ogni momento della storia. E’ proprio dei Santi non fermarsi alle apparenze negative e, mentre molti si rassegnano, si disperano o si rinchiudono in se stessi, i Santi vedono il Regno di Dio farsi strada tra gli avvenimenti contorti della storia e colgono tutte le possibilità di ripresa e di novità nascoste agli occhi dei più. Un pensiero per tutti. Scriveva in un appunto: “Dobbiamo aprire il nostro cuore alla speranza più grande, sconfinata, illimitata. La nostra speranza deve essere un mare sterminatissimo, senza sponde né confini.”
Noi oggi, qui, ci sentiamo un po’ la sua famiglia, legati a lui da molti motivi che ce lo rendono vicino e ci fanno desiderare di vivere un po’ come lui, nel suo ideale dell’imitazione di Cristo crocifisso. Chiediamo la sua intercessione per camminare con fedeltà sulle sue orme, con il suo stesso spirito, sostenendoci nella bella avventura di testimoniare ai giovani il Vangelo, sapendo individuare i più bisognosi in ogni situazione, quelli che Gesù predilige perché risultano gli ultimi agli occhi ‘normali’ del mondo.
Gli domandiamo di saper parlare come lui al cuore dei ragazzi. Di saper accompagnare le famiglie sostenendole nelle incertezze dei valori e delle scelte. Di saper rendere agili le nostre strutture e i nostri metodi perché l’educazione sia efficace e profonda. Di volerci bene come fratelli, perché questo è il primo annuncio che il Vangelo ci chiede.

Ringraziamo tutti quelli che condividono con noi questo cammino e questo momento. Chi prega con fiducia, chi offre la propria vita vicino o lontano per l’educazione dei giovani, come piamartino, religioso, religiosa, laico consacrato, volontario, collaboratore. Chi offre la propria solitudine o malattia. Chi è venuto anche da lontano per vivere questo momento di fede. Chi ha lavorato nei vari preparativi e impegni di questi giorni. Chi sostiene le opere di Padre Piamarta, con generosità, impegno e sacrificio. Un grazie particolarissimo a chi ci ha aiutato a conoscere meglio e più profondamente la persona e lo spirito di Padre Piamarta. Non possiamo dimenticare, a questo proposito, due grandi innamorati di lui: Mons. Luigi Fossati e Padre guido Mantovani.

La Vergine di Lourdes, presente accanto alla tomba di Padre Piamarta in questa chiesa, sempre ricordata da lui con particolare amore e dolcezza, ci sia Madre nel nostro desiderio di vivere da veri figli di Dio, camminando anche noi verso la santità. Il profeta Michea, nella prima lettura, ce ne ha indicato la strada, una strada che Padre Piamarta ha percorso fino in fondo: praticare la giustizia, amare la preghiera, camminare umilmente con il nostro Dio.
 
Padre Enzo Turriceni

mercoledì 24 ottobre 2012

136 - PREDIGT VON PAPST BENEDIKT XVI

Giovanni Battista Piamarta, ein Priester der Diözese Brescia, war ein großer Apostel der Nächstenliebe und der Jugend. Er empfand die Notwendigkeit einer kulturellen und sozialen Präsenz des Katholizismus in der modernen Welt und widmete sich deshalb mit seiner leuchtenden Menschlichkeit und Güte der Anhebung des christlichen, moralischen und professionellen Niveaus der Jugend. Beseelt von einem unerschütterlichen Vertrauen in die göttliche Vorsehung und von einer tiefen Opferbereitschaft, nahm er Schwierigkeiten und Mühen auf sich, um verschiedene apostolische Werke ins Leben zu rufen, darunter das Institut der „Artigianelli“, den Verlag Queriniana, die Männerkongregation der „Heiligen Familie von Nazareth“ und die Kongregation der „Demütigen Mägde des Herrn“. Das Geheimnis seines intensiven und arbeitsamen Lebens liegt in den ausgedehnten Zeiten, die er dem Gebet widmete.
Wenn er mit Arbeit überlastet war, verlängerte er die Zeit der innigen Begegnung mit dem Herrn. Er bevorzugte das Verweilen vor dem Allerheiligsten Sakrament in der Betrachtung von Christi Leiden, Sterben und Auferstehung, um geistliche Kraft zu schöpfen und erneut aufzubrechen, die Herzen der Menschen, besonders der Jugendlichen, zu gewinnen und sie mit immer neuen pastoralen Initiativen zu den Quellen des Lebens zurückzuführen.
„Laß deine Güte über uns walten, o Herr, denn wir schauen aus nach dir“. Mit diesen Worten lädt die Liturgie uns ein, uns diesen Hymnus an Gott, den Schöpfer und vorausschauenden Lenker, zu eigen zu machen, indem wir seinen Plan in unserem Leben annehmen. So tat es Maria del Carmelo Sallés y Barangueras, eine 1848 in Vic in Spanien geborene Ordensfrau. Als sie nach vielen Widrigkeiten ihre Hoffnung erfüllt sah, konnte sie im Blick auf die Entwicklung der von ihr 1892 gegründeten Kongregation der Religiosas Concepcionistas Misioneras de la Enseñanza gemeinsam mit der Gottesmutter singen: „Er erbarmt sich von Geschlecht zu Geschlecht über alle, die ihn fürchten“. Ihr Erziehungswerk, das der Unbefleckten Jungfrau anvertraut ist, bringt unter den Jugendlichen weiter reiche Frucht durch den großherzigen Einsatz ihrer Töchter, die sich wie sie den Händen Gottes überlassen, der alles vermag.

Tedesco

135 - IMMAGINE DI SAN GIOVANNI PIAMARTA

134 - HOMÉLIE DU PAPE BENOÎT XVI

Jean-Baptiste Piamarta, prêtre du diocèse de Brescia, fut un grand apôtre de la charité et de la jeunesse. Il percevait l’exigence d’une présence culturelle et sociale du catholicisme dans le monde moderne, c’est pourquoi il se consacra à l’élévation chrétienne, morale et professionnelle des nouvelles générations, illuminé par une vigueur pleine d’humanité et de bonté. Animé d’une confiance inébranlable en la Providence divine et par un profond esprit de sacrifice, il affronta des difficultés et souffrances pour donner vie à plusieurs œuvres apostoliques, parmi lesquelles : l’institut des Artigianelli, la maison d’édition Queriniana, la congrégation masculine de la Sainte Famille de Nazareth et la congrégation des Humbles Servantes du Seigneur.
Le secret de sa vie intense et active réside dans les longues heures qu’il consacrait à la prière. Quand il était surchargé de travail, il augmentait son temps de rencontre cœur à cœur avec le Seigneur. Il préférait les haltes devant le Saint Sacrement, méditant la passion, la mort et la résurrection du Christ pour y puiser la force spirituelle et repartir à la conquête du cœur des personnes, surtout des jeunes, pour les reconduire aux sources de la vie à travers des initiatives pastorales toujours nouvelles.
« Seigneur, que ton amour soit sur nous, comme notre espoir est en toi ». Avec ces paroles, la liturgie nous invite à faire nôtre cet hymne au Dieu créateur et provident, en acceptant son dessein sur nos vies. Ainsi l’a fait María del Carmelo Sallés y Barangueras, religieuse née en 1848 à Vic en Espagne. Voyant son espérance comblée après de nombreuses épreuves, et devant le progrès de la Congrégation des Religieuses Conceptionnistes Missionnaires de l’Enseignement, qu’elle a fondée en 1892, elle a pu chanter avec la Mère de Dieu : « Son amour s’étend d’âge en âge sur ceux qui le craignent ». Confiée à la Vierge Immaculée, son œuvre éducatrice se poursuivit en donnant des fruits abondants pour la jeunesse, grâce au don généreux de ses filles, qui, comme elle, se confient à Dieu qui peut tout.

martedì 23 ottobre 2012

133 - HOMILIA DO PAPA BENTO XVI


Battista Piamarta, sacerdote da Diocese de Brescia, foi um grande apóstolo da caridade e da juventude. Percebia a necessidade de uma presença cultural e social do catolicismo no mundo moderno, por isso se dedicou ao progresso cristão, moral e profissional das novas gerações, com a sua esplêndida humanidade e bondade. Animado por uma confiança inabalável na Providência Divina e de um profundo espírito de sacrifício, enfrentou dificuldades e fatigas para dar vida a diversas obras apostólicas, entre as quais: o Instituto dos pequenos artesãos, a Editora Queriniana, a Congregação masculina da Sagrada Família de Nazaré e a Congregação das Humildes Servas do Senhor. O segredo da sua vida, intensa e ativa, residia nas longas horas que ele dedicava à oração. Quando estava sobrecarregado pelo trabalho, aumentava o tempo do encontro, de coração a coração, com o Senhor. Demorava-se de muito bom grado junto do Santíssimo Sacramento, meditando a paixão, morte e ressurreição de Cristo, para alcançar a força espiritual e voltar a lançar-se, sempre com novas iniciativas pastorais, à conquista do coração das pessoas, sobretudo dos jovens, para levá-los de volta para as fontes da vida.

Portoghese

132 - HOMILIA OJCA ŚWIĘTEGO BENEDYKTA XVI

Jan Chrzciciel Piamarta, kapłan diecezji Brescia, był wielkim apostołem miłosierdzia i młodzieży. Dostrzegał potrzebę obecności kulturowej i społecznej katolicyzmu w świecie współczesnym i dlatego z całym swym intelektualnie podbudowanym bogactwem humanizmu i dobroci poświęcił się chrześcijańskiemu, moralnemu i zawodowemu wychowaniu nowych pokoleń. Ożywiany niezachwianą ufnością do Bożej Opatrzności i głębokim duchem ofiarności stawił czoło przeszkodom i trudom, aby powoływać różne dzieła apostolskie, w tym: Instytut Robotniczy, Wydawnictwo Queriniana, zgromadzenie męskie Najświętszej Rodziny z Nazaretu i zgromadzenie Pokornych Służebnic Pana. Tajemnica jego aktywnego i pracowitego życia tkwiła w długich godzinach spędzanych na modlitwie. Gdy był przepracowany, poświęcał więcej czasu na osobiste spotkanie z Panem. Przedkładał nade wszystko przebywanie przed Najświętszym Sakramentem, rozważając mękę, śmierć i zmartwychwstanie Chrystusa, aby czerpać siłę duchową i ponownie wyruszać na zdobywanie ludzkich serc, zwłaszcza ludzi młodych, aby ich doprowadzić do źródła życia, dzięki coraz to nowym inicjatywom duszpasterskim.
„Okaż swą łaskę ufającym Tobie”. Tymi słowami liturgia zachęca nas do wyśpiewywania tego hymnu troszczącemu się o nas Bogu Stwórcy, przyjmując Jego plan w naszym życiu. Tak głosiła go Maria Carmen Sallés y Barangueras, zakonnica urodzona w Vic w Hiszpanii w 1848 r. Żyjąc nadzieją, po wielu kolejach losu, widząc rozwój Zgromadzenia Sióstr Misjonarek Nauczania od Niepokalanego Poczęcia, które założyła w 1892 r., mogła zaśpiewać razem z Matką Bożą: „Jego miłosierdzie z pokolenia na pokolenie”. Jej dzieło edukacyjne, powierzone Niepokalanej Dziewicy, nadal wydaje obfite owoce wśród młodzieży dzięki wielkodusznemu darowi jej córek, które – podobnie jak ona – powierzają się Bogu, który wszystko może.

(polacco)

131 - PADRE PIAMARTA, IL PAPA LO PROCLAMA SANTO

(red.) E’ stato proclamato santo da Papa Benedetto XVI padre Giovanni Battista Piamarta sacerdotebresciano fondatore della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth e della Congregazione delle Suore Umilie Serve del Signore.
La canonizzazione, nella mattinata di domenica 21 ottobre, a San Pietro, alla presenza di tantissimi bresciani che hanno voluto essere presenti. Papa Ratzinger ha ricordato padre Piamarta come uomo che “si dedicò alla elevazione morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà.
Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l’Istituto degli Artigianelli, l’Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore”.

quibrescia.it
23 Ottobre 2012

130 - OMELIA DI PAPA BENEDETTO XVI - 21 OTTOBRE 2012



Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Oggi la Chiesa ascolta ancora una volta queste parole di Gesù, pronunciate durante il cammino verso Gerusalemme, dove si doveva compiere il suo mistero di passione, morte e risurrezione. Sono parole che contengono il senso della missione di Cristo sulla terra, segnata dalla sua immolazione, dalla sua donazione totale. In questa terza domenica di ottobre, nella quale si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, la Chiesa le ascolta con particolare intensità e ravviva la consapevolezza di essere tutta intera in perenne stato di servizio all’uomo e al Vangelo, come Colui che ha offerto se stesso fino al sacrificio della vita.
Rivolgo il mio saluto cordiale a tutti voi, che riempite Piazza San Pietro, in particolare le Delegazioni ufficiali e i pellegrini venuti per festeggiare i sette nuovi Santi. Saluto con affetto i Cardinali e i Vescovi che in questi giorni stanno partecipando all’Assemblea sinodale sulla Nuova Evangelizzazione. E’ felice la coincidenza tra questa Assise e la Giornata Missionaria; e la Parola di Dio che abbiamo ascoltato risulta illuminante per entrambe. Essa mostra lo stile dell’evangelizzatore, chiamato a testimoniare ed annunciare il messaggio cristiano conformandosi a Gesù Cristo, seguendo la sua stessa vita. Questo vale sia per la missione ad gentes, sia per la nuova evangelizzazione nelle regioni di antica cristianità.
Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10, 45).
Queste parole hanno costituito il programma di vita dei sette Beati che oggi la Chiesa iscrive solennemente nella gloriosa schiera dei Santi. Con eroico coraggio essi hanno speso la loro esistenza nella totale consacrazione a Dio e nel generoso servizio ai fratelli. Sono figli e figlie della Chiesa, che hanno scelto la vita del servizio seguendo il Signore. La santità nella Chiesa ha sempre la sua sorgente nel mistero della Redenzione, che viene prefigurato dal profeta Isaia nella prima Lettura: il Servo del Signore è il Giusto che «giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità» (Is 53,11), questo Servo è Gesù Cristo, crocifisso, risorto e vivo nella gloria. L’odierna canonizzazione costituisce un’eloquente conferma di tale misteriosa realtà salvifica. La tenace professione di fede di questi sette generosi discepoli di Cristo, la loro conformazione al Figlio dell’Uomo risplende oggi in tutta la Chiesa.

Giovanni Battista Piamarta, sacerdote della diocesi di Brescia, fu un grande apostolo della carità e della gioventù. Avvertiva l’esigenza di una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo moderno, pertanto si dedicò all’elevazione cristiana, morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà. Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l’Istituto degli Artigianelli, l’Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore. Il segreto della sua intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro, aumentava il tempo per l’incontro, cuore a cuore, con il Signore. Preferiva le soste davanti al santissimo Sacramento, meditando la passione, morte e risurrezione di Cristo, per attingere forza spirituale e ripartire alla conquista del cuore della gente, specie dei giovani, per ricondurli alle sorgenti della vita con sempre nuove iniziative pastorali.

Cari fratelli e sorelle! Questi nuovi Santi, diversi per origine, lingua, nazione e condizione sociale, sono uniti con l’intero Popolo di Dio nel mistero di salvezza di Cristo, il Redentore. Insieme a loro, anche noi qui riuniti con i Padri sinodali venuti da ogni parte del mondo, con le parole del Salmo proclamiamo al Signore che «egli è nostro aiuto e nostro scudo», e lo invochiamo: «Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo» (Sal 32,20-22). Possa la testimonianza dei nuovi Santi, della loro vita generosamente offerta per amore di Cristo, parlare oggi a tutta la Chiesa, e la loro intercessione possa rafforzarla e sostenerla nella sua missione di annunciare il Vangelo al mondo intero.
Omelia di papa Benedetto XVI, 21 ottobre 2012

L'intera cerimonia al link:

http://player.rv.va/vaticanplayer.asp?language=it&tic=VA_OBHF1WAL

129 - HOMILÍA DE LA CEREMONIA DE LA CANONIZACIÓN DE LOS SIETE NUEVOS SANTOS

TEXTO COMPLETO DE LA HOMILÍA:

El hijo del hombre ha venido a servir y dar su vida en rescate por la multitud (cf. Mc 10,45).

Venerados Hermanos,
queridos hermanos y hermanas.

Hoy la Iglesia escucha una vez más estas palabras de Jesús, pronunciadas durante el camino hacia Jerusalén, donde tenía que cumplirse su misterio de pasión, muerte y resurrección. Son palabras que manifiestan el sentido de la misión de Cristo en la tierra, caracterizada por su inmolación, por su donación total. En este tercer domingo de octubre, en el que se celebra la Jornada Mundial de las Misiones, la Iglesia las escucha con particular intensidad y reaviva la conciencia de vivir completamente en perenne actitud de servicio al hombre y al Evangelio, como Aquel que se ofreció a sí mismo hasta el sacrificio de la vida.

Saludo cordialmente a todos vosotros, que llenáis la Plaza de San Pedro, en particular a las delegaciones oficiales y a los peregrinos venidos para festejar a los siete nuevos santos. Saludo
con afecto a los cardenales y obispos que en estos días están participando en la Asamblea sinodal sobre la Nueva Evangelización. Se da una feliz coincidencia entre la celebración de esta Asamblea y la Jornada Misionera; y la Palabra de Dios que hemos escuchado resulta iluminadora para ambas. Ella nos muestra el estilo del evangelizador, llamado a dar testimonio y a anunciar el mensaje cristiano conformándose a Jesucristo, siguiendo su mismo camino. Esto vale tanto para la misión ad gentes como para la nueva evangelización en las regiones de antigua tradición cristiana.

El hijo del hombre ha venido a servir y dar su vida en rescate por la multitud (cf. Mc 10,45). Estas palabras han constituido el programa de vida de los siete beatos que hoy la Iglesia inscribe solemnemente en el glorioso coro de los santos. Con valentía heroica gastaron su existencia en una total consagración a Dios y en un generoso servicio a los hermanos. Son hijos e hijas de la Iglesia, que escogieron el camino del servicio siguiendo al Señor. La santidad en la Iglesia tiene siempre su fuente en el misterio de la Redención, que ya el profeta Isaías prefigura en la primera lectura: el Siervo del Señor es el Justo que «justificará a muchos, porque cargó con los crímenes de ellos» (53,11), es Jesucristo, crucificado, resucitado y vivo en la gloria. La canonización que estamos celebrando constituye una elocuente confirmación de esta misteriosa realidad salvadora. La tenaz profesión de fe de estos siete generosos discípulos de Cristo, su configuración al Hijo del hombre, resplandece hoy en toda la Iglesia.

Jacques Berthieu, nacido en 1838 en Francia, fue desde muy temprano un enamorado de Jesucristo. Durante su ministerio parroquial, deseó ardientemente salvar a las almas. Al profesar como jesuita, quería recorrer el mundo para la gloria de Dios. Pastor infatigable en la isla de Santa María y después en Madagascar, luchó contra la injusticia, aliviando a los pobres y los enfermos. Los malgaches lo consideraban como un sacerdote venido del cielo, y decían: tú eres nuestro padre y madre. Él se hizo todo para todos, sacando de la oración y el amor al Corazón de Jesús la fuerza humana y sacerdotal para llegar hasta el martirio, en 1896. Murió diciendo: Prefiero morir antes que renunciar a mi fe. Queridos amigos, que la vida de este evangelizador sea un acicate y un modelo para los sacerdotes, para que sean hombres de Dios como él. Que su ejemplo ayude a los numerosos cristianos que hoy en día son perseguidos a causa de su fe. Que su intercesión, en este Año de la fe, sea fructuosa para Madagascar y el continente africano. Que Dios bendiga al pueblo malgache.

Pedro Calungsod nació alrededor del año 1654, en la región de Bisayas en Filipinas. Su amor a Cristo lo impulsó a prepararse como catequista con los misioneros jesuitas. En el año 1668, junto con otros jóvenes catequistas, acompañó al Padre Diego Luis de San Vítores a las Islas Marianas, para evangelizar al pueblo Chamorro. La vida allí era dura y los misioneros sufrieron la persecución a causa de la envidia y las calumnias. Pedro, sin embargo, mostró una gran fe y caridad y continuó catequizando a sus numerosos convertidos, dando testimonio de Cristo mediante una vida de pureza y dedicación al Evangelio. Por encima de todo estaba su deseo de salvar almas para Cristo, y esto le llevó a aceptar con resolución el martirio. Murió el 2 de abril de 1672. Algunos testigos cuentan que Pedro pudo haber escapado para ponerse a salvo, pero eligió permanecer al lado del Padre Diego. El sacerdote le dio a Pedro la absolución antes de que él mismo fuera asesinado. Que el ejemplo y el testimonio valeroso de Pedro Calungsod inspire al querido pueblo filipino para anunciar con ardor el Reino y ganar almas para Dios.

Giovanni Battista Piamarta, sacerdote de la diócesis de Brescia, fue un gran apóstol de la caridad y de la juventud. Percibía la exigencia de una presencia cultural y social del catolicismo en el mundo moderno, por eso se dedicó a hacer progresar cristiana, moral y profesionalmente a las nuevas generaciones con claras dosis de humanidad y bondad. Animado por una confianza inquebrantable en la Divina Providencia y por un profundo espíritu de sacrificio, afrontó dificultades y fatigas para poner en práctica varias obras apostólicas, entre las cuales: el Instituto de los artesanillos, la Editorial Queriniana, la Congregación masculina de la Sagrada Familia de Nazaret y la Congregación de las Humildes Siervas del Señor. El secreto de su intensa y laboriosa vida estaba en las largas horas que dedicaba a la oración. Cuando estaba abrumado por el trabajo, aumentaba el tiempo para el encuentro, de corazón a corazón, con el Señor. Prefería permanecer junto al Santísimo Sacramento, meditando la pasión, muerte y resurrección de Cristo, para retomar fuerzas espirituales y volver a lanzarse a la conquista del corazón de la gente, especialmente de los jóvenes, para llevarlos otra vez a las fuentes de la vida con nuevas iniciativas pastorales.
«Que tu misericordia, Señor, venga sobre nosotros como lo esperamos de ti». Con estas palabras, la liturgia nos invita a hacer nuestro este himno al Dios creador y providente, aceptando su plan en nuestras vidas. Así lo hizo Santa María del Carmelo Sallés y Barangueras, religiosa nacida en Vic, España, en 1848. Ella, viendo colmada su esperanza, después de muchos avatares, al contemplar el progreso de la Congregación de Religiosas Concepcionistas Misioneras de la Enseñanza, que había fundado en 1892, pudo cantar junto a la Madre de Dios: «Su misericordia llega a sus fieles de generación en generación». Su obra educativa, confiada a la Virgen Inmaculada, sigue dando abundantes frutos entre la juventud a través de la entrega generosa de sus hijas, que como ella se encomiendan al Dios que todo lo puede.

Paso hablar ahora de Mariana Cope, nacida en 1838 en Heppenheim, Alemania. Con apenas un año de edad fue llevada a los Estados Unidos y en 1862 entró en la Tercera Orden Regular de san Francisco, en Siracusa, Nueva York. Más tarde, y como superiora general de su congregación, Madre Mariana acogió gustosamente la llamada a cuidar a los leprosos de Hawai, después de que muchos se hubieran negado a ello. Con seis de sus hermanas de congregación, fue personalmente a dirigir el hospital en Oahu, fundando más tarde el hospital de Malulani en Maui y abriendo una casa para niñas de padres leprosos. Cinco años después aceptó la invitación a abrir una casa para mujeres y niñas en la isla de Molokai, encaminándose allí con valor y poniendo fin de hecho a su contacto con el mundo exterior. Allí cuidó al Padre Damián, entonces ya famoso por su heroico trabajo entre los leprosos, atendiéndolo mientras moría y continuando su trabajo entre los leprosos. En un tiempo en el que poco se podía hacer por aquellos que sufrían esta terrible enfermedad, Mariana Cope mostró un amor, valor y entusiasmo inmenso. Ella es un ejemplo luminoso y valioso de la mejor tradición de las hermanas enfermeras católicas y del espíritu de su amado san Francisco.

Kateri Tekakwitha nació en el actual Estado de Nueva York, en 1656, de padre mohawk y madre algonquina cristiana, quien le trasmitió la experiencia del Dios vivo. Fue bautizada a la edad de 20 años y, para escapar de la persecución, se refugió en la misión de san Francisco Javier, cerca de Montreal. Allí trabajó hasta que murió a los 24 años de edad, fiel a las tradiciones de su pueblo, pero renunciando a las convicciones religiosas del mismo. Llevando una vida sencilla, Kateri permaneció fiel a su amor a Jesús, a su oración y a su Misa diaria. Su deseo más alto era conocer y hacer lo que agradaba a Dios. Kateri impresiona por la acción de la gracia en su vida, carente de apoyos externos, y por la firmeza de una vocación tan particular para su cultura. En ella, fe y cultura se enriquecen recíprocamente. Que su ejemplo nos ayude a vivir allá donde nos encontremos, sin nenegar de lo que somos, amando a Jesús. Santa Kateri, protectora de Canadá y primera santa amerindia, te confiamos la renovación de la fe en los pueblos originarios y en toda América del Norte. Que Dios bendiga a los pueblos originarios.

La joven Anna Schäffer, de Mindelstetten, quería entrar en una congregación misionera. Nacida en una familia humilde, trabajó como criada buscando ganar la dote necesaria y poder entrar así en el convento. En este trabajo, tuvo un grave accidente, sufriendo quemaduras incurables en los pies que la postraron en un lecho para el resto de sus días. Así, la habitación de la enferma se transformó en una celda conventual, y el sufrimiento en servicio misionero. Al principio se rebeló contra su destino, pero enseguida, comprendió que su situación fue una llamada amorosa del Crucificado para que le siguiera. Fortificada por la comunión cotidiana se convirtió en una intercesora infatigable en la oración, y un espejo del amor de Dios para muchas personas en búsqueda de consejo. Que su apostolado de oración y de sufrimiento, de ofrenda y de expiación sea para los creyentes de su tierra un ejemplo luminoso. Que su intercesión intensifique la pastoral de los enfermos en cuidados paliativos, en su benéfico trabajo.

Queridos hermanos y hermanas, estos nuevos santos, diferentes por origen, lengua, nación y condición social, están unidos con todo el Pueblo de Dios en el misterio de la salvación de Cristo, el Redentor. Junto a ellos, también nosotros reunidos aquí con los Padres sinodales, procedentes de todas las partes del mundo, proclamamos con las palabras del salmo que el Señor «es nuestro auxilio y nuestro escudo», y le pedimos: «Que tu misericordia, Señor, venga sobre nosotros, como lo esperamos de ti» (Sal 32,20-22). Que el testimonio de los nuevos santos, de su vida generosamente ofrecida por amor de Cristo, hable hoy a toda la Iglesia, y su intercesión la fortalezca y la sostenga en su misión de anunciar el Evangelio al mundo entero.

lunedì 22 ottobre 2012

128 - POPE BENEDICT XVI ON ST. GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA

127 - SAINT JOHN BAPTIST PIAMARTA

Piamarta John the Baptist was born in Brescia November 26, 1841 into a poor family and is one of the leading figures in the second half of the nineteenth century. Lost his mother at age 9, growing lively alleys of the slums of the city, finding educational support in the maternal grandfather and oratory that refine his sensitivity and his extraordinary generosity, his adolescence was difficult and thanks to the parish of Vallio Terme (BS) could enter the diocesan seminary.
Ordained priest on 24 December 1865, he began his priestly ministry in Carzago Riviera , Bedizzole , is appointed, then director of the parish of St. Alexander in the city and later pastor of Pavone del Mella . The first experiences are oratorio for him a valuable opportunity to get to know the youth struggling with the harsh world of the factories of the nascent industry Brescia.
In the 13 years of fruitful apostolate takes admirable results and the respect of his children. The secret of its 'success' was simple, that is, the power of prayer, "If I did not do two or three hours of prayer every morning, I could not carry the weight that the good Lord has forced me," he told tireless. Give Parish Pavone del Mella to return to his Brescia to devote to realize a long thought and dreamed. To give young people a safe professional preparation and Christian spiritual and reflecting on abandonment and loss of faith of many young people who came together in the city for work, he, poor but trusting in providence, start the Workmen's Institute December 3, 1886 with the help of the priest, Monsignor Pietro Kids, known during the experience in the oratory of Saint Alexander. Albeit with great difficulty, since 1888 the growth of the "Workmen" does not stop, multiply the buildings and laboratories and young people receive a good technical background.
A few years later, he turns his concern to the world of agriculture, giving rise to Father John Bonsignori the Agricultural Colony of Remedello (Brescia), in order to restore vitality and dignity to 'agriculture. Around father Piamarta soon gather some religious, to share with him the ideals and labors of his mission. In March 1900, the Workmen's Father creates its own project, establishing a religious family, made up of priests and lay people who guide him the education of young people, becomes the founder of the Congregation "Holy Family of Nazareth," this today (along with other his congregation, the "Humble Servants of the Lord") on several continents, Europe (Italy), Africa (Angola and Mozambique) and South America (Brazil and Chile). In these countries were founded missionary homes to assist poor people.
In the eighties, the Congregation and lay people decide to set up an official body that would manage the collection of donations for the projects of the missions, the Scaip Service, International Assistance Collaboration Piamartino. Piamarta father died April 25, 1913 in Remedello, after a life spent in the service of God and neighbor. In 1926 his body was translated to the church of the Workmen he built in 1986, the Church recognizes the heroic virtues and October 12, 1997 Pope John Paul II declared him Blessed. On October 21, 2012 Pope Benedetto XVI declared him Saint. The liturgical celebration is April 26.
 

126 - PADRE PIAMARTA, IL SANTO DALLA PARTE DEGLI UMILI E DEI POVERI


Il promotore dell'Istituto Artigianelli sugli altari
Domenico Agasso jr.

Roma
«Tutto per Dio e per i suoi ragazzi»: così il fondatore Giovanni Battista Piamarta, che oggi è proclamato Santo, viene definito da padre Enzo Turriceni, suo successore alla guida della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth.
Padre Piamarta, nato a Brescia il 26 novembre 1841, ha creato le Congregazioni della Sacra Famiglia di Nazareth e delle Umili Serve del Signore. Dopo un’adolescenza vissuta in condizioni economiche precarie, la vigilia di Natale del 1865 è stato ordinato sacerdote.

Ha dato vita all’Istituto Artigianelli, opera dedicata alla gioventù: l’obiettivo era andare incontro alle esigenze materiali e spirituali di quei giovani che si recavano a Brescia per lavorare. E poi ha avviato la Colonia agricola di Remedello (Brescia): con la realizzazione di questi due progetti la «santità sociale» sognata da Piamarta è divenuta realtà, per i giovani del presente e gli adulti di domani: dare dignità e futuro agli strati sociali più poveri attraverso l’annuncio della Parola di Dio, l’istruzione e il lavoro – artigianato e agricoltura – che diventano strumento di riscatto e crescita sociale, «assicurazione» per il futuro delle generazioni contemporanee e successive.

Padre Piamarta, «un uomo serio – prosegue padre Turriceni - coraggioso e sereno, ha lasciato una traccia importante nella storia della sua città, la Brescia di fine Ottocento, alle prese con le speranze e le enormi fatiche della gente povera, che era la maggior parte della popolazione, e che in quel tempo doveva affrontare le grandi trasformazioni dell’industria nascente e la miseria delle campagne». Piamarta aveva «davanti a sé una società malata di egoismo, di paura e perciò di ingiustizie e di rischi, soprattutto per i più deboli».
E così «comprende che per migliorarla si può e si deve puntare sui giovani; e che, in questo compito, gli adulti non hanno il diritto di starsene con le mani in mano: l’“emergenza educativa” era già un dato di fatto, anche se non lo si diceva con queste parole». «Ne parla con gli amici – continua - coltiva tenacemente il sogno di fare qualcosa che sente urgente; non smette di sperare neppure quando tutto sembra cadere, finché il sogno diventa possibile, sfidando mille impossibilità».
«Piamarta è tutto lì: per Dio e per i suoi ragazzi – ribadisce - dai quali adesso si sente chiamare “padre”. A questo si dedica, per questo si gioca tutto quello che ha e che è».
«Così nasce un esperimento educativo che dura ancora oggi – spiega - far “diventare grandi” attraverso la “severa legge del lavoro” (come dirà Paolo VI) serio e competente; attraverso il “non perdere tempo” con una giornata organizzata in modo creativo; attraverso il gusto del bello e del buono (studio, lavoro, sport, teatro, preghiera), combattendo le tentazioni delle cose facili, comode, scontate. Un’educazione a 360 gradi, full immersion in un clima di famiglia e di amicizie che fanno maturare e diventare responsabili, perché si diventa grandi “dentro” quando si impara a cercare la felicità degli altri più che la propria».

E oggi, un secolo dopo la sua morte – avvenuta il 25 aprile 1913 a Remedello - lo spirito di padre Piamarta, partito da Brescia, soffia in numerose Nazioni: «Si è esteso in Italia e in alcuni Paesi del mondo, si parla di lui anche in portoghese e in spagnolo, in America Latina e in Africa».
Le primissime opere del teologo Joseph Ratzinger, che oggi sul sagrato della Basilica Vaticana lo proclama Santo, sono state fatte conoscere in Italia dalla Queriniana, la casa editrice avviata da Piamarta.

Vatican Insider La stampa. it : lunedì 22 ottobre 2012

125 - PIAMARTA E' SANTO, IL PAPA: "GRANDE APOSTOLO DELLA CARITA'"


Più di ottantamila persone in piazza San Pietro attorno al Papa che domenica 21 ottobre ha proclamato santo il bresciano Giovanni Piamarta, unico italiano dei sette nuovi santi di 5 diversi continenti. Nell'omelia Benedetto XVI parlando del sacerdote ha rimarcato la sua come «una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo» e ha ricordato l'azione di questo «grande apostolo della carità e della gioventù» che, ha detto, «si dedicò alla elevazione morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà».

Piamarta proclamato Santo dal Papa

«Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, - ha detto papa Ratzinger a proposito di questo nuovo santo italiano - affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l'Istituto degli Artigianelli, l'Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore».

Per il Papa, il «segreto» del nuovo santo e della sua «intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro, - ha raccontato Benedetto XVI - aumentava il tempo per l'incontro, cuore a cuore, con il Signore». Piamarta è stato un sacerdote colto e brillante che rinunciò a una promettente carriera ecclesiastica sfidando i superiori per difendere i suoi «artigianelli», cioè gli ospiti delle opere da lui dedicate alla gioventù bisognosa della Lombardia di fine '800. Davanti ai gravi problemi economici delle sue case, il vescovo infatti ordinò a padre Giovanni Piamarta di rinunciare. Lui rispose che avrebbe preferito morire in mezzo ai suoi ragazzi piuttosto che abbandonarli al loro destino. Come il beato Lodovico Pavoni, che fu il suo maestro, don Piamarta era impegnato nella predicazione e l'editoria. Ma fu l'amore per i poveri e il suo impegno in difesa dei ragazzi a farlo davvero grande.

Padre Piamarta diventa santo, la messa con il vescovo Monari

Padre Piamarta, che l'Osservatore romano ha definito «la personalità più popolare di Brescia a cavallo tra il 1800 e il 1900», era nato suddito dell'Austria, nel 1841, cioè fra il terribile colera del 1836 e le drammatiche dieci giornate del 1849, dunque fu testimone del passaggio della Lombardia alla nuova Italia, ed entrò in quel periodo in contatto con le grandi personalità del movimento cattolico bresciano, quali Giuseppe Tovini e Giorgio Montini (padre del futuro Paolo VI), che vedono nelle nuove situazioni non solo delle crisi, ma anche delle opportunità per la presenza cristiana. Dopo aver dato inizio alla celebre colonia agricola di Remedello, constatando che la povertà più insidiosa è quella del sottosviluppo culturale, specie in materia religiosa, fondò anche l'Editrice Queriniana. Si racconta che a chi gli chiedeva quale fosse l'ispirazione principale della propria famiglia religiosa, il sacerdote brescIano rispondesse: la carità. E aggiungesse di aver fatto suo il programma di sant'Agostino: «In dubiis libertas, in necessariis unitas, in omnibus caritas». Lo spirito di famiglia - cioè - deve caratterizzare non solo la convivenza dei religiosi, ma anche lo stile dell'educazione.
«Padre Piamarta è stato - afferma l'Osservatore Romano - la personalità più popolare di Brescia a cavallo tra il 1800 e il 1900». Educatore, benefattore, editore, promosse la vita consacrata con la fondazione di congregazioni religiose dimostrando, sottolinea il giornale della Santa Sede, «una acuta sensibilità nel confronto con le domande del suo tempo, alle quali ha dato delle risposte evangeliche creative e in gran parte valide anche per il nostro tempo». Era nato suddito dell'Austria, nel 1841, ed entrò in quel periodo in contatto con le grandi personalità del movimento cattolico bresciano, quali Giuseppe Tovini e Giorgio Montini. Dopo aver dato inizio alla celebre colonia agricola di Remedello, constatando che la povertà più insidiosa è quella del sottosviluppo culturale, specie in materia religiosa, fondò anche l'Editrice Queriniana.

Corrieredellasera.it
Redazione Online 20 ottobre 2012 (modifica il 22 ottobre 2012)

124 - PIAMARTA, IL CAMMINO VERSO LA SANTITA'

L'EVENTO. Oggi la canonizzazione in Vaticano davanti al pulpito di Benedetto XVI. L'attesa durante il viaggio, con il vescovo a guidare i fedeli bresciani in trepidazione.
Monari: «Se volete diventare i primi dovete mettervi agli ultimi posti» I giovani piamartini: «Emozione inspiegabile, bello essere qui insieme»
21/10/2012

Federica Pizzuto ROMA
«Se volete diventare i primi dovete mettervi agli ultimi posti. Se volete diventare persone importanti dovete servire gli altri»: è con le parole del Vescovo di Brescia, Luciano Monari, che ha inizio ufficialmente il cammino spirituale, per molti cominciato ieri con momenti di preghiera durante il tragitto Brescia-Roma, e che culminerà oggi con la Canonizzazione di Padre Giovanni Battista Piamarta in Piazza San Pietro in Vaticano. Nella colorata cornice del Santuario del Divino Amore, a Roma, ieri pomeriggio, il Vescovo Monari ha celebrato una prima cerimonia eucaristica stimolando i tanti fedeli provenienti da diversi paesi del mondo a raccogliersi spiritualmente attorno alla figura di Padre Piamarta, «un prete straordinario nella sua umiltà» ricorda Padre Enzo Turriceni, superiore generale della congregazione Sacra Famiglia di Nazareth. Le grandi e avvolgenti vetrate colorate del Santuario del Divino Amore hanno reso ancor più visibile la diversità dei colori e delle nazionalità dei fedeli che hanno preso parte alla Santa Messa. TRA I TANTI stranieri circa duecento quelli provenienti dal Brasile e venuti in Italia per assistere alla cerimonia con cui Papa Benedetto XVI oggi renderá Santo colui grazie al quale molti bambini e molti poveri hanno avuto una seconda possibilità. «We are proud of him» («siamo fieri di lui») dichiara Zulmira Pires De Abreu, brasiliana, sottolineando come l'insegnamento di Padre Piamarta sia stato così forte da superare i confini nazionali e continuare nel tempo ad essere tramandato, soprattutto attraverso gli istituti scolastici. E sono, forse, proprio i giovani ad essere i primi beneficiari di un evento così importante, quegli stessi, come messo in evidenza dal vescovo Monari. «Essere qui e potersi ritrovare insieme è una bellissima esperienza» spiega Filippo Rodella, 16 anni, che ammette di essere anche un po' emozionato pur non essendo la prima volta che viene a Roma. Con lui ci sono altri 300 alunni dell'istituto «Bonsignori» di Remedello, l'ex colonia agricola che padre Piamarta fondó dopo gli «Artigianelli». «Per noi la vita e le opere buone di Piamarta sono un modello da seguire» sottolinea Martina Castellini, anche lei sedicenne, di Gottolengo e frequentante l'Istituto «Bonsignori». In modo particolare ai giovani sembra essersi rivolto il vescovo di Brescia durante l'omelia. Riferendosi alla lettura dal vangelo, monsignor Monari ha chiarito la scelta di Giovanni e Giacomo, figli di Zebedeo, di rinunciare alla propria vita purché gesù mettesse in opera il suo disegno di amore. «La rinuncia alla propria vita caratterizza la vita di tutti i santi e questo è stato anche il cammino di padre Piamarta, che ha rinunciato a se stesso e al proprio tempo poiché, dinanzi agli orfani ha sognato di dar loro un segno di speranza e di dignità umana», ha spiegato il vescovo di Brescia, ponendo così l'attenzione sulla trasformazione che Giovanni Battista Piamarta ha esercitato sulla società, rendendola più umana e centrata su coloro che altrimenti sarebbero stati emarginati. «Padre Piamarta ha fatto sí che gli orfani e i poveri diventassero i suoi padroni, e che il loro bene fosse il suo unico desiderio» ha aggiunto il vescovo invitando l'intera assemblea «a dire sí al Signore, imparando a seguirlo nella gioia e nel dolore, poiché la canonizzazione del beato Piamarta diventi evento vero della vita». Dopo l'omelia, i fedeli sono rimasti ammaliati dalla danza e dai canti che un gruppo di piamartini angolani hanno portato in scena all'interno del santuario, provocando un intenso applauso che recava in sé tutto il carico di una gioia che oggi i piamartini, quando padre Giovanni sarà proclamato Santo, non soffocheranno per alcuna ragione.

Bresciaoggi.it

123 - BENEDETTO XVI APRE IL CIELO A SAN GIOVANNI PIAMARTA

LA CELEBRAZIONE. La canonizzazione in piazza San Pietro gremita di folla, migliaia i bresciani tra gli 80 mila fedeli. L'abbraccio al Padre vissuto di «pietas e labor» Il Papa: «È stato un grande apostolo della carità Favorì la promozione culturale di tanti giovani»

Roma. Giovanni Battista Piamarta è quello raffigurato nel terzo (partendo da sinistra) dei sette stendardi che occupano la facciata della Basilica di San Pietro. Il novello Santo è sorridente, come sempre, felice di stare lassù, in buona compagnia. Alle spalle del Padre disegnato in abito talare e cappello tricorno, in alto, c'è il Duomo di Brescia; accanto al Santo, invece, il «suo» popolo - ragazzi e giovani soprattutto -, intorno i tratti essenziali delle opere intraprese (scuole, officine, tipografie) tra le mani il libro delle preghiere. SOTTO GLI STENDARDI, su quell'immensa serie di gradoni che declinano fino al piano della piazza, c'è l'altare della celebrazione Eucaristica a cui fanno da corona la cattedra, gli scranni e le sedie riservati a Cardinali e Vescovi, monsignori e preti, religiosi e diaconi, invitati illustri e semplici rappresentanti delle migliaia di fedeli accorsi fin qui per salutare i propri santi.  Più in basso, laddove il celeberrimo colonnato abbraccia la piazza, tra i cinquantamila si contano almeno quattromila «piamartini», devoti del Santo bresciano, guidati a Roma da pastori e professori, fratelli e suore benedetti, volontari e maestri d'officina, tutti appassionati all'idea che «pietas et labor», il motto che sovrasta i simboli della canonizzazione del Piamarta, sia la via da seguire.  Tra i celebranti vicini a Papa Bendetto XVI si riconoscono il Superiore generale della Congregazione Sacra Famiglia di Nazareth padre Enzo Turriceni, il Vicario e postulatore della causa padre Igor Manzillo, i rappresentanti dei padri e dei religiosi che operano in Brasile, in Cile e in Africa, il Superiore delle Umili Serve (le suore fondate da Padre Giovanni Piamarta e da Madre Elisa Baldo, per la quale è già iniziato il cammino per il riconoscimento delle sue eroiche virtù) monsignor Enrico Tosi e il prevosto della parrocchia cittadina dei Santi Faustino e Giovita (dove il Santo è nato ed è stato battezzato) don Armando Nolli. TRA I COLORI che contraddistinguono i cinquantamila pellegrini, l'azzurro cielo delinea i contorni del popolo piamartino. Seguono tutte le altre sfumature dell'iride e migliaia di bandiere che sfidano il venticello del mattino per dire e fare sapere che la fetta di mondo innalzata è la loro, unica ed inconfondibile.  Così vestita, oggi piazza San Pietro è davvero una tavolozza di colori. Addirittura sembra ed è assai più bella di quando sta lì a disposizione dei turisti: tanti devoti, altrettanti solo curiosi. Peccato che una distesa di teli copra la parte dei palazzi a destra della facciata (di certo, però, quando il velo sarà tolto, l'imponenza dell'architettura ritornerà ad incantare); meno male, invece, che tutto avvenga sotto lo sguardo di un tiepido sole. Ci interessa San Giovanni Piamarta, bresciano coraggioso, di quelli che è bene non perdere la semente; ma ci incuriosisce la «ragazza della tribù dei pellirossa d'America», la prima della storia ad entrare nel gran libro dei santi. Guardiamo al «nostro santo», ma non possiamo non notare che altri sei come lui hanno scalato le vette della santità e sono lì per dirci che «nulla è impossibile a Dio».  È IN QUEL MOMENTO che Papa Benedetto XVI, dopo aver accolto e fatte sue le petizioni avanzate dal Cardinale intercessore prima «con forza», poi «con maggiore forza» e infine «con grandissima forza» (così vuole il sacro rituale), proclama la santità dei «sette». D'improvviso, la vita di Giovanni Piamarta non è più racchiusa nelle biografie sapienti che sapienti editori hanno stampato e diffuso, ma è lì, raffigurata nell'immensa piazza che ospita la solenne cerimonia.  C'è la sua Brescia, dove è nato e dove ha fortificato la sua vocazione; ci sono paesi e città dell'Italia che lo hanno conosciuto attraverso le opere educative che i suoi padri hanno provveduto ad attuare; ci sono i luoghi dove lui ha inviato i suoi missionari (in Brasile per inaugurare l'impegno missionario, poi in Cile, successivamente in Angola e in Mozambico); ci sono le scuole, le officine, i laboratori, le parrocchie, gli oratori, le case di accoglienza per orfani e figli della strada; c'è il mondo del volontariato che già allora lui definiva «insostituibile»; ci sono le chiese e le cappelle costruite a lode di Dio; ci sono le tipografie didattiche, inventate per insegnare l'arte grafica; c'è l'Editrice Queriniana, voluta da lui e da lui sostenuta perché il sapere fosse distribuito a piene mani, generosamente e coraggiosamente. BENEDETTO XVI dedica a San Giovanni Piamarta parole piene di speranza e di riconoscenza. Dice alla piazza e al mondo che Piamarta «è stato un grande apostolo della carità», che ha «favorito la promozione culturale e sociale dei giovani», che ha «fatto cose mirabili - gli Artigianelli, la Queriniana, la Congregazione Religiosa Piamartina e quella delle Suore Umili Serve - grazie alle lunghe ore dedicate alla preghiera». Dice anche che il nuovo Santo bresciano preferiva «le soste davanti al Santissimo Sacramento,era l'unica via per andare alla conquista del cuore della gente e dei giovani».  Alla fine, abbracciando idealmente tutti e sette i nuovi santi, Papa Benedetto si augura che «la loro testimonianza, la loro vita così generosamente donata, possa dare alla Chiesa sostegno e aiuto per gli anni che verranno». Quando il mezzodì si annuncia, tutto è concluso. Il Papa passa tra gli ottantamila fedeli osannanti benedicendo e sorridendo; piazza San Pietro scioglie i suoi colori in mille rivoli. 

Luciano Costa

22/10/2012  -  Bresciaoggi.it

122 - BRESCIA IN FESTA PER DON PIAMARTA IL SANTO "SOCIALE" DEGLI ARTIGIANELLI

Solenne cerimonia con papa Benedetto XVI in piazza San Pietro per la canonizzazione di sette santi di cinque continenti, fra i quali il sacerdote bresciano che si prodigò per i giovani bisognosi.

E' un santo 'sociale', esponente del cattolicesimo ottocentesco, Giovanni Battista Piamarta, italiano fra i sette santi da cinque continenti canonizzati oggi da Benedetto XVI con una solenne celebrazione in piazza San Pietro. Nell'omelia Benedetto XVI ha voluto rimarcare la esigenza, avvertita dal nuovo santo, sacerdote bresciano nato nel 1841 e morto nel 1913, di "una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo" e ha ricordato l'azione di questo "grande apostolo della carità e della gioventù" che, ha detto, "si dedicò alla elevazione morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà".

"Animato da fiducia incrollabile nella Divina provvidenza e da profondo spirito di sacrificio - ha detto papa Ratzinger a proposito di questo nuovo santo italiano - affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, fra le quali l'Istituto degli Artigianelli, l'Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle umili serve del Signore". Per il Papa, il "segreto" del nuovo santo e della sua "intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro - ha raccontato Benedetto XVI - aumentava il tempo per l'incontro, cuore a cuore, con il Signore".
Piamarta è stato un sacerdote colto e brillante che rinunciò a una promettente carriera ecclesiastica sfidando i superiori per difendere i suoi 'artigianelli', cioè gli ospiti delle opere da lui dedicate alla gioventù bisognosa della Lombardia di fine Ottocento. Davanti ai gravi problemi economici delle sue case, il vescovo ordinò a padre Giovanni Piamarta di rinunciare. Lui rispose che avrebbe preferito morire in mezzo ai suoi ragazzi piuttosto che abbandonarli al loro destino. Come il beato Lodovico Pavoni, che fu il suo maestro, don Piamarta era impegnato nella predicazione e l'editoria. Ma fu l'amore per i poveri e il suo impegno in difesa dei ragazzi a farlo davvero grande. Padre Piamarta, che L'Osservatore romano ha definito "la personalità più popolare di Brescia a cavallo tra il 1800 e il 1900", era nato suddito dell'Austria, nel 1841, cioè fra il terribile colera del 1836 e le drammatiche dieci giornate del 1849, dunque fu testimone del passaggio della Lombardia alla nuova Italia, ed entrò in quel periodo in contatto con le grandi personalità del movimento cattolico bresciano, quali Giuseppe Tovini e Giorgio Montini (padre del futuro Paolo VI), che vedono nelle nuove situazioni non solo momenti di crisi, ma anche opportunità per la presenza cristiana. Dopo aver dato inizio alla celebre colonia agricola di Remedello, constatando che la povertà più insidiosa è quella del sottosviluppo culturale, specie in materia religiosa, fondò anche l'Editrice Queriniana.
Si racconta che a chi gli chiedeva quale fosse l'ispirazione principale della propria famiglia religiosa, il sacerdote brescIano rispondesse: la carità. E aggiungesse di aver fatto suo il programma di sant'Agostino: "In dubiis libertas, in necessariis unitas, in omnibus caritas". Lo spirito di famiglia - cioè - deve caratterizzare non solo la convivenza dei religiosi, ma anche lo stile dell'educazione.

Milano.repubblica.it
(21 Ottobre 2012)

121 - SI, PIAMARTA E' SANTO


la voce del popolo.it

Davanti a 4000 piamartini, il beato Giovanni Battista Piamarta è stato canonizzato. Alla celebrazione in Piazza San Pietro hanno partecipato molti ragazzi e giovani provenienti da tutta Italia e dall'estero accompagnati dalle loro famiglie e dai loro insegnanti.                                       
Roma. Santo, Piamarta è Santo. Sulla sua tomba, che ora sarà maggiormente luogo di pellegrinaggio, c’è scritto “Pietas et labor”, due termini che sintetizzano bene il modus operandi del sacerdote bresciano. La commozione è evidente per quanti hanno donato la loro vita seguendo il suo insegnamento, per quanti l’hanno conosciuto grazie ai banchi di scuola o alle ore di laboratorio nelle scuole professionali e per quanti, semplicemente, vedono in lui un modello da imitare. Dopotutto i Santi sono un po’ la bussola per navigare in mare aperto: ci indicano la direzione e la modalità di navigazione. Poi tocca a ognuno di noi scegliere se e cosa seguire. Giovanni Battista Piamarta (1841-1913) è stato proclamato Santo da Benedetto XVI insieme, ma unico italiano, ad altri sei beati: Giacomo Berthieu, Pedro Calungsod, Maria del Monte Carmelo Sllés y Baran gueras, Marianna Cope, Caterina Tekakwitha e Anna Schä ffer. Piamarta, bresciano di San Faustino, ha speso la sua vita per l’educazione, offrendo agli orfani e ai poveri un futuro diverso. Nel corso dell'omelia il Papa ha sottolineato che padre Piamarta si "dedicò all'elevazione cristiana, morale e professionale delle nuove generazioni. Ha dato vita a tante opere, tra le quali l'Istituto Artigianelli, l'Editrice Queriniana e le Congregazioni maschile e femminile". Lo specifico della Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth è stato quello di avvalersi fin dalla fondazione della collaborazione di molti laici, che hanno avuto il merito di dedicarsi all'educazione dei giovani e di portare avanti realtà scolastiche all’avanguardia. Nel Bresciano, nel campo della formazione professionale, si possono citare come eccellenze appunto gli Artigianelli e il Bonsignori di Remedello. Il segreto di Piamarta, secondo Benedetto XVI, è nelle "ore dedicate alla preghiera", nelle soste davanti al Santissimo: “Quando era oberato di lavoro, aumentava il tempo per l’incontro, cuore a cuore con il Signore”. L’attività del Piamarta, come sappiamo, è ramificata in tutto il mondo (Brasile, Cile, Angola, Mozambico…). A padre Piamarta va dato il merito di avere avuto una grande intuizione, ai suoi più stretti collaboratori e ai suoi figli/figlie spirituali va riconosciuto di aver seguito passo dopo passo e con grande passione un progetto che sul finire dell’Ottocento poteva apparire quanto meno utopico. La gioventù emarginata trovò una risposta plausibile alle loro domande con la nascita dell’istituto Artigianelli e della Colonia agricola di Remedello. Ma è difficile sintetizzare il lungo elenco di opere che si rifanno all'esperienza piamartina. Ora il Piamarta si aggiunge alla schiera dei tanti bresciani che hanno onorato e testimoniato il Vangelo. È bello pensare che il carisma di questo grande umile uomo è accresciuto in un contesto (pur caratterizzato da grandi cambiamenti) segnato dalla presenza, fra gli altri sacerdoti, di mons. Turla, mons. Marcoli, mons. Mosè Tovini… Come amava dire il Piamarta “l’amore di Cristo ci sospinge”. E adesso tocca ai suoi eredi spirituali raccogliere e divulgare il suo messaggio: non sarà facile, ma c’è ancora tante gente che ha voglia di mettersi in ascolto del Vangelo e, soprattutto, di testimoniarlo. Alla fine della celebrazione è risuonato anche l'auspicio dell'Angelus: "Possiate, come lui, unire sempre la preghiera intensa e il servizio generoso del prossimo".

Dall’omelia di Papa Benedetto XVI
“Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti (cfr Mc 10, 45)”.Queste parole hanno costituito il programma di vita dei sette Beati che oggi la Chiesa iscrive solennemente nella gloriosa schiera dei Santi. Con eroico coraggio essi hanno speso la loro esistenza nella totale consacrazione a Dio e nel generoso servizio ai fratelli. Sono figli e figlie della Chiesa, che hanno scelto la vita del servizio seguendo il Signore. La santità nella Chiesa ha sempre la sua sorgente nel mistero della Redenzione, che viene prefigurato dal profeta Isaia nella prima Lettura: il Servo del Signore è il Giusto che «giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità» (Is53,11), questo Servo è Gesù Cristo, crocifisso, risorto e vivo nella gloria. L’odierna canonizzazione costituisce un’eloquente conferma di tale misteriosa realtà salvifica. La tenace professione di fede di questi sette generosi discepoli di Cristo, la loro conformazione al Figlio dell’Uomo risplende oggi in tutta la Chiesa.

[…]Giovanni Battista Piamarta, sacerdote della diocesi di Brescia, fu un grande apostolo della carità e della gioventù. Avvertiva l’esigenza di una presenza culturale e sociale del cattolicesimo nel mondo moderno, pertanto si dedicò all’elevazione cristiana, morale e professionale delle nuove generazioni con la sua illuminata carica di umanità e di bontà. Animato da fiducia incrollabile nella Divina Provvidenza e da profondo spirito di sacrificio, affrontò difficoltà e fatiche per dare vita a diverse opere apostoliche, tra le quali: l’Istituto degli Artigianelli, l’Editrice Queriniana, la Congregazione maschile della Santa Famiglia di Nazareth e la Congregazione delle Umili Serve del Signore. Il segreto della sua intensa ed operosa vita sta nelle lunghe ore che egli dedicava alla preghiera. Quando era oberato di lavoro, aumentava il tempo per l’incontro, cuore a cuore, con il Signore. Preferiva le soste davanti al santissimo Sacramento, meditando la passione, morte e risurrezione di Cristo, per attingere forza spirituale e ripartire alla conquista del cuore della gente, specie dei giovani, per ricondurli alle sorgenti della vita con sempre nuove iniziative pastorali.

[…] Cari fratelli e sorelle! Questi nuovi Santi, diversi per origine, lingua, nazione e condizione sociale, sono uniti con l’intero Popolo di Dio nel mistero di salvezza di Cristo, il Redentore. Insieme a loro, anche noi qui riuniti con i Padri sinodali venuti da ogni parte del mondo, con le parole del Salmo proclamiamo al Signore che «egli è nostro aiuto e nostro scudo», e lo invochiamo: «Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo» (Sal 32,20-22). Possa la testimonianza dei nuovi Santi, della loro vita generosamente offerta per amore di Cristo, parlare oggi a tutta la Chiesa, e la loro intercessione possa rafforzarla e sostenerla nella sua missione di annunciare il Vangelo al mondo intero.

di Luciano Zanardini

domenica 21 ottobre 2012

120 - SAN GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA


OGGI, 21 OTTOBRE 2012
 
PAPA BENEDETTO XVI
 
HA PROCLAMATO

SANTO
 
PADRE GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA
 
 
 

venerdì 19 ottobre 2012

119 - MORIRÉ CON MIS JÓVENES

"Primer encuentro con P. Piamarta" de Pier Giordano Cabra

CAPÍTULO QUINTO

Monseñor Pedro Capretti provenía de una rica familia, pero había elegido vivir pobremente con sus "seminaristas pobres", aspirantes al sacerdocio que no podían pagarse los estudios, a favor de los cuales había puesto a disposición sus bienes. Era un hombre culto, generoso, con visión de futuro, punto de referencia de las principales personalidades de la ciudad, entre las cuales está el Beato José Tovini y Jorge Montini, papá del futuro Papa Pablo VI. Padre Piamarta subía al seminario Santo Cristo, el seminario donde Monseñor Capretti vivía, para hablar de sus proyectos. Eran amigos y se entendían muy bien. Ambos llegaron a la conclusión de que sería bueno tener una obra que acogiese niños huérfanos y pobres, en la cual se les enseñara un oficio, tal como había hecho unos años antes Ludovico Pavoni, creador de la primera escuela tipográfica de Italia.
Padre Piamarta y Capretti tenían diferencias sobre la modalidad en que esto se haría: el primero, entusiasta, quería que fuera algo grande; el segundo, en cambio, quería algo más modesto. El mismo Capretti, que siempre será alguien cercano a él, habló de esto al Obispo. Parecía que la idea estaba a punto de tomar cuerpo, cuando llegó de improviso el nombramiento de Padre Piamarta como Párroco de Pavone Mella unos treinta kilómetros de Brescia. El Obispo necesitaba de un hombre fuerte para esa parroquia.

Protestas y descontento llegaron al obispado, tanto de parte del Párroco como de los parroquianos de San Alejandro, quienes no querían perder a su sacerdote, el cual estaba triste, quizás mucho más que todos los demás. Recibiendo el nombramiento como párroco del pueblo de Pavone Mella con el encargo de ir de vez en cuando a la ciudad, para dar inicio a la obra planifica-da, Piamarta entendía que su proyecto no había sido entendido, porque para poder realizarlo era necesaria la dedicación a tiempo completo, no de una, sino de más personas. Los santos saben que, incluso a través de estas pruebas, el Señor les pide que se hagan a un lado para dejarlo a Él trabajar. Es Él quien tiene el camino seguro, aunque a menudo oscuro, para llevar adelante sus planes. Los santos tienen más confianza en el poder de Dios que en sus pequeñas fuerzas. Y así lo decidió Padre Piamarta: "Yo obedezco y el resto lo hace el Señor, el cual sabrá realizar mejor que yo sus proyectos. Si la obra es Suya, nadie la detendrá".

En Pavone Mella el nuevo párroco no pierde tiempo, suscitando entusiasmo y mostrando diferencias: así como los aplausos no lo exaltan, la oposición no lo rasguña. Se interesa en los pobres, tiene una palabra severa ante los abusos, la frente en alto con los pre-potentes, afable y amigo de los humildes. El viaje más famoso a Brescia es el del 3 de diciembre de 1886, cuando celebrará la primera Misa con cuatro niños huérfanos. Es la fecha oficial del inicio del Instituto Artigianelli. Luego de esto, comienzan una serie de momentos amargos: primero, la solicitud del Obispo de presentar la renuncia al cargo de párroco para dedicarse a la nueva obra y, después, la decisión del mismo Obispo de abandonar la idea, con el fin de cancelar el proyecto. Monseñor Capretti atravesaba un momento de dificultad económica.

La respuesta de padre Piamarta fue esta: "Si me permite, Excelencia, yo deseo morir con mis jóvenes". El Obispo lo mira y percibe en esas palabras algo más que un deseo personal; ve ante sí a un hombre de fe, siente la voz del Espíritu que crea cosas nuevas y lo bendice: "El Señor te asista". Desde este momento, Padre Piamarta está solo, debe pensar él en todo. Sabe que no tiene ni un peso, pero tiene la certeza de que está iniciando una obra que el Padre celestial quiere realizar para sus hijos más necesitados. Por ello se entrega al trabajo con con-fianza.

El 3 de diciembre no es solo la fecha de nacimiento del Instituto Artigianelli, sino el día en el que Piamarta se convierte en "Padre" Piamarta. Así lo llaman los primeros cuatro niños alrededor de un plato de sopa viendo que para él no había quedado nada: "Padre" es la palabra que sale de manera espontánea del corazón de estos niños. Padre, porque les da el alimento del cuerpo y del espíritu. "Padre" serán llamados sus continuadores que, como Él, han dicho "sí" a la invitación de dedicar la vida a los jóvenes.

118 - VERSO IL COLLE DI SANTA GIULIA

 

Chiave di lettura

Gambe fragili e uno sgurdo ancora un po' diffidente, ma bisognoso ancora di tutto, seguono il passo sicuro di Padre Piamarta verso il colle di Santa Giulia,
verso la salvezza. Uno dei tanti, uno dei suoi ragazzi.

Autore dell'opera: Angiolino Sanzeni

117 - MORIRO' CON I MIEI GIOVANI

"Primo incontro con padre Piamarta" di Pier Giordano Cabra

Capitolo quinto

1. Monsignor Pietro Capretti proveniva da una ricca famiglia, ma aveva scelto di vivere poveramente con i suoi “chierici poveri”, cioè con gli aspiranti al sacerdozio che non potevano pagarsi gli studi, a favore dei quali aveva messo a disposizione i suoi beni. Era un uomo colto, generoso, lungimirante, punto di riferimento delle principali personalità della città, tra le quali il beato Giuseppe Tovini e Giorgio Montini, papà del futuro Paolo VI. Don Piamarta saliva a San Cristo, il seminario dove Monsignore abitava, per parlare dei suoi progetti. Erano amici e si intendevano. Si trovarono d’accordo che sarebbe stato bello avere un’opera che accogliesse ragazzi orfani o poveri, insegnando loro un mestiere, come aveva fatto anni prima Ludovico Pavoni, creatore della prima scuola tipografica in Italia. Differivano sulle modalità: Piamarta, entusiasta, la voleva subito grande, Capretti, prudente, la vedeva più modesta. Lo stesso Capretti ne parlò al Vescovo.

2. Sembrava che l’idea fosse sul punto di prendere corpo, quando venne improvvisa la nomina di don Piamarta a Parroco di Pavone Mella, nella pianura padana, a una trentina di chilometri da Brescia. Il Vescovo aveva bisogno di un uomo forte per quella parrocchia. Proteste e malcontento giunsero in curia, da parte del Parroco e dei parrocchiali di S. Alessandro, che non volevano perdere il loro curato, anch’egli addolorato, forse più di tutti. Ricevendo la nomina a parroco di Pavone Mella, con l’incarico di venire di quando in quando in città per dare inizio all’opera prospettata, Piamarta capiva che il suo progetto non era stato capito, perché per poterlo realizzare ci voleva la dedizione a pieno tempo, non di una ma di più persone. I santi, tuttavia, sanno che proprio attraverso queste prove il Signore chiede loro di tirarsi in disparte per lasciar fare a Lui. È Lui che ha le sue strade sicure, benché spesso oscure, per portare avanti i suoi piani. I santi hanno più fiducia nella potenza di Dio che nelle loro piccole forze. E così Piamarta decide: “Io obbedisco e il resto lo lascio fare al Signore, il quale saprà realizzare meglio di me i suoi progetti. Se l’opera è Sua, nessuno la fermerà”.

3. A Pavone Mella il nuovo parroco non perde tempo, suscitando entusiasmi e contrasti: ma come gli applausi non lo esaltano, così l’opposizione non lo scalfisce. Si interessa dei poveri, ha una parola severa per gli abusi, forte di fronte ai prepotenti, affabile e amico degli umili. Il viaggio più famoso a Brescia è quello del 3 dicembre 1886, quando celebrerà la prima messa con quattro ragazzi orfani. È la data ufficiale dell’inizio dell’Istituto Artigianelli. Subito dopo, inizia una serie di amarezze: prima la richiesta del Vescovo di dare le dimissioni da parroco per dedicarsi alla nuova opera e, poco dopo, la decisione dello stesso Vescovo di abbandonare l’idea, perché l’opera non si reggeva. Mons. Capretti attraversava un momento di difficoltà economica.

4. Ma ecco la risposta di don Piamarta: “Se mi permette, Eccellenza, io desidero morire con i miei ragazzi”. Il Vescovo lo guarda e percepisce in quelle parole qualche cosa di più di un desiderio personale, vede davanti a sé un uomo di fede, sente la voce dello Spirito che crea cose nuove e lo benedice: “Il Signore vi assista”. Da questo momento don Piamarta è solo, deve pensare lui a tutto. Sa di non avere un soldo, ma ha la certezza che sta iniziando un’opera che il Padre celeste vuole realizzare per i suoi figli più bisognosi. E si rimette al lavoro con fiducia.

5. Il 3 dicembre non è solo la data di nascita dell’Istituto Artigianelli, ma il giorno in cui “don Piamarta” diventa “padre Piamarta”. Così lo chiamano quei primi quattro ragazzi attorno a quattro scodelle, vedendo che per lui c’era rimasto nulla: “Padre” è la parola che esce spontanea dal cuore dei ragazzi. “Padre”, perché provvede loro il cibo del corpo e dello spirito.
“Padri” saranno chiamati i suoi continuatori che, come Lui, hanno detto “sì” all’invito di dedicare la vita ai giovani.

giovedì 18 ottobre 2012

116 - OLTRE IL COLLE DI SANTA GIULIA





Chiave di lettura

Dalle casette del colle di Santa Giulia ...
all'albero della luce.
Il percorso umano e spirituale
del Beato Piamarta.

Autore dell'opera: Giulio Mottinelli

115 - UNA NUOVA FAMIGLIA

04. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Angone, 1 agosto 1910

Eccomi ritornato al mio abituale luogo di riposo estivo ad Angone, nel comune di Darfo Boario Terme nella bassa Valcamonica a 58 km da Brescia. Oggi mi sono lasciato condurre dall’onda dei ricordi.

Dieci anni fa
Ricordo con emozione di aver ricevuto, dieci anni fa, la lettera del nostro amato Vescovo Giacomo Maria Corna Pellegrini che in data 9 marzo 1900 dichiarava : “Approviamo in via di prova il presente Regolamento e benediciamo la nascente Congregazione”. Ricordo sorridendo anche quelli che dicevano: “Non ne ha abbastanza di pensieri il Padre Direttore? Sta rovinandosi la salute per portare avanti l’Istituto e la Colonia agricola di Remedello, ed ora vuole anche mettere in piedi una nuova Congregazione? Si vuole proprio cacciare nei guai”.

Ma io sentivo che l’opera che il Signore mi aveva affidata esigeva uno spirito particolare per essere portata avanti. Non si trattava solo di unire delle persone per fare del bene ai giovani, ma di unire dei cuori e delle menti, per uno scopo condiviso. E questo andava preparato. Mi spaventava considerare le grandi personalità che avevano dato origine a nuove Congregazioni. A Brescia era ancora vivo il ricordo del Pavoni, il cui spirito era tenuto vivo da alcuni religiosi, che poi mi erano stati preziosi collaboratori e suggeritori agli inizi dell’Istituto.

Ma un’intima convinzione mi diceva che avrei potuto imparare da questi grandi, prendendo dal loro esempio e dal loro insegnamento quello che mi sembrava più utile, unendolo al mio desiderio di formare il più possibile una famiglia. secondo il programma di S. Agostino: “Uniti nelle cose necessarie, liberi nelle cose opinabili, sempre animati da carità”. Uniti nell’amore ai giovani, liberi di dare il proprio contributo di lavoro e di opinioni, sempre rispettandoci e stimandoci come membri della stessa famiglia. Ed ecco che il Signore mi ha inviato i primi collaboratori, sacerdoti che venivano per vocazione a “morire con me con i miei giovani” e poi i primi alunni degli Artigianelli, Alberti, Serioli, Galenti, cresciuti con me. E poi i primi alunni Fratelli, Aio e Butturini, sui quali si può contare molto.

Occorreva un Regolamento minimo: ho incaricato P.Ranchetti di stendere una bozza tenendo conto delle Regole già esistenti del passato, che potevano sostenerci nella nostra missione. Soprattutto tenesse presente il Vangelo perché se non tendiamo ad essere evangelici, cioè discepoli di Gesù, perdiamo il nostro tempo ad affermare noi stessi. Ho rivisto il suo lavoro e poi il Vescovo l’ha approvato in via sperimentale. La Chiesa è prudente, quando si tratta di queste cose. Perché fare bei progetti è facile, ma il realizzarli è difficile! Ed ora siamo una ventina; otto sacerdoti, tre chierici e otto fratelli. Il Signore ci ha benedetto.

Due anni dopo, nel 1902, abbiamo fatto la Professione religiosa, ci siamo cioè impegnati a vivere il vangelo e a servire i nostri ragazzi, cercando di crescere nello stesso spirito.. Nel 1908 il Vescovo ha approvato definitivamente la nostra Congregazione, segno che il Signore ci accompagna e continua a benedire i nostri intenti. Non avrei mai, mai e poi mai, pensato di dover dare inizio ad una Congregazione, data la mia modestissima statura umana e spirituale. Quando guardo solo alle grandi personalità del clero bresciano, mi sento un nano di fronte alla loro cultura e al loro prestigio. E penso proprio che aveva ragion il mio San Paolo, quando diceva :Infirma mundi…”Il Signore ha scelto le cose più deboli” per fare le sue opere. Perché, sia chiaro, “quest’opera non è mia, ma Sua”.

114 - LA CENA DEL PADRE

 


Chiave di lettura

L'episodio delle quattro scodelle, del primo pasto della fondazione dell'Istituto Artigianelli, offre all'autrice lo spunto per una rappresentazione in cui gli oggetti, disposti in un'atmosfera di calda familiarità, riferimento ad un "focolare" altrimenti negato, assumono valenza simbolica di un amore senza confini per i giovani. Dall'amore e dalla perseveranza di padre Piamarta nascono spighe di grano, fonte di nutrimento fisico e spirituale per i figli degli altri, educati e accolti come propri figli.

Autore dell'opera: Clara Magrograssi

mercoledì 17 ottobre 2012

113 - TODO PARA TODOS

"Primer encuentro con P. Piamarta" de Pier Giordano Cabra
Capítulo cuarto

Fue ordenado sacerdote el 23 de diciembre del año 1865 y celebró la primera Misa el día de Navidad en el pueblo de Bedizzole, donde era párroco su querido Padre Pezzana. Tenía venticuatro años cuando se trasladó a la parroquia de Carzago Riviera como Vicario, ayudante del párroco. Poco tiempo después, Padre Pezzana consiguió llevarlo consigo por cerca de un año a la parroquia de Bedizzole y, luego, estuvieron dos años trabajando en la parroquia de San Alejandro. Esto ocurrió en el año 1870.

"Señor, haz que no sea un siervo inútil", pidió Padre Piamarta el día de su primera Misa. Los parroquianos se dieron cuenta que él era un sacerdote especial. "Mira, es de verdad un santo", susurraba la gente cuando lo veía, principalmente los enfermos que atendía en sus visitas, así como también las personas que deseaban hablar con él, atraídas por la fama de su sabiduría o por sus predicas que tocaban el corazón de quienes las escuchaban. Cuanto cambiaron las celebraciones de la Misa, la cantidad de niños que no lo dejaban un minuto, el oratorio, el famoso oratorio de San Alejandro iniciado por padre Piamarta.

En poco tiempo todos hablaban de él. "Hemos hecho una excelente adquisición", decían los hombres. "Menos mal que alguien piensa en nuestros hijos", decían las mamás. "Mira lo pálido que está", "y corre todo el día", "es tan devoto", "le gusta tanto a los jóvenes", "nunca se detiene, ¡es plata viva!, alguien muy valioso", "quizás lo dejarán por mucho tiempo", decía la gente.

El oratorio de San Alejandro estaba formado por una sacristía y un patio, donde se encontraban los niños con el sacerdote. Atrajo tantas y tantos niños que dejó un recuerdo imborrable en aquellos años. Padre Piamarta los reunía, les hablaba, organizaba paseos, buscaba lugares donde pudieran jugar, los apasionaba por las cosas de Dios. De las cartas que han quedado se puede respirar algo de la atmósfera de esos tiempos: "Para nosotros, los jóvenes, Piamarta era alguien especial, extraordinario"… "Despertaba en mí sentimientos de respeto, de admiración, devoción verdaderamente extraordinaria"… "Quería salvar a la juventud de la indiferencia y del alejamiento de la religión". A un abogado anticlerical que quería construir una especie de centro juvenil laico, un amigo le respondió: "Querido abogado, mientras en los oratorios hay sacerdotes como Piamarta, es inútil que tú construyas un lugar similar".

A pesar de estas palabras que elogiaban el trabajo del joven sacerdote, este tenía una herida secreta: todas las veces que veía a un niño pobre y abandonado, sentía un dolor en su corazón de huérfano… Excelente idea el oratorio, pero ¿qué será de aquellos niños sin familia, sin afecto, sin un punto de apoyo, que no tenían siquiera el coraje de ir al oratorio por ser pobres y andar mal vestidos? ¿Quién pensará en ellos? ¿Tendré que resignarme a visitarlos en las prisiones el día de mañana? ¿Y qué pasará con los hijos de las familias desintegradas que están destinados a crecer en la calle? 

Desde lo profundo de aquella herida sentía salir una voz: "Lo que hagas a uno de estos pequeños, me lo harás a mí". "Te corresponde a ti hacer algo". "No dejes a otros lo que se te ha encargado a ti". "¿Qué puedo hacer?, estoy solo y no tengo los medios suficientes", se decía a sí mismo el joven sacerdote Juan Piamarta. Sin embargo, la voz que provenía de su corazón era insistente y crecía siempre más, llegando a quitarle el sueño y la paz. "¿Y si fuera el mismo Señor quien quiere que yo dedique mi vida a los niños y jóvenes pobres?", se preguntó un día. Luego de haber hecho oración por mucho tiempo ante el Santísimo, intuyó claramente que este era su nuevo camino: "Dedicaré mi vida a estos niños. Serán ellos mi vida". En ese mismo momento se propone un claro objetivo: darles una familia, enseñarles un trabajo, mostrarles cómo vivir como personas cristianas en una ciudad de Brescia en evolución. Pensó inmediatamente hablar de esto con Monseñor Pedro Capretti.
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