LA PRESENZA DELLA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH NEL MONDO

sabato 29 giugno 2013

275 - "DON ARGENTO VIVO"

 
 
Lettura dell'opera
 
Questa opera vuole rappresentare il temperamento di padre Piamarta ed in particolar modo il metodo da lui utilizzato per intervenire sulle realtà negative del tempo. Nell'opera si possono notare dei piccoli spruzzi d'argento che esaltano il dinamismo di questo uomo soprannominato: "Don argento vivo!".
 
Autore dell'opera: Primo Formenti


274 - UN CUORE PER I NOSTRI CUORI

24. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Mi dicono che sono innamorato del Cuore di Gesù, perché ne parlo sovente e con entusiasmo. Ma come posso non parlarne? Ho assistito a molte cose meravigliose compiute da chi coltivava questa bella devozione. “Il nostro concittadino Daniele Comboni, grande missionario dell’Africa centrale, dal cuore che rifletteva l’ardore del cuore di Gesù, vedendo che nonostante tutti gli sforzi dei missionari, i cattolici non superavano i 200, si riteneva sicurissimo che, consacrando quella vasta provincia al Cuore di Gesù, questi avrebbe ben risposto, perché diceva, con quella lepidezza dei Santi: Gesù è un Galantuomo e mantiene la sua parola di aiutare coloro che si fidano di Lui. Nel 1873 consacrò la Nigrizia al Cuore di Gesù e cominciarono le conversioni”.
Anche la mia opera è iniziata proprio nel primo venerdì del mese di dicembre, dedicato al Sacro Cuore e devo riconoscere che questo fatto mi ha sempre sostenuto.
Il Cuore di Gesù è stato per me la cella interiore nella quale mi sono ritirato per attingere forza e coraggio per superare i miei limiti umani, la salute cagionevole, la paura di esperienze nuove, il senso di inadeguatezza. Così ho potuto dire con San Paolo: “Tutto posso in Colui che mi dà forza”.

La nostra gratitudine

Invito spesso i miei ragazzi a riflettere su quanto Gesù ha rivelato alla Beata Margherita Alacoque: “Ecco quel cuore che ha tanto amato gli uomini ed è stato ripagato dagli uomini con mostruose ingratitudini”. Se la gratitudine deve essere la prima virtù dell’Istituto, noi dobbiamo essere grati in forma sovrabbondante nei confronti di quel Cuore che ci ha amato come nessun altro. Oltre alle Comunione riparatrice della prima domenica del mese, raccomando spesso ai ragazzi di offrire e sacrifici inerenti al proprio lavoro a quel Cuore che si è sacrificato per noi.
Come pure suggerisco, di “mettere il bene al posto del male” nel proprio ambiente, quale gesto di riparazione costruttiva che migliora noi stessi e quelli che vivono con noi.

Un cuore squarciato

Il cuore di Gesù squarciato dalla lancia sulla croce è la prova insuperabile che il cristianesimo è la religione dell’amore. “Così Dio ha tanto amato il mondo”. La contemplazione della Passione del Signore mi riempie di gratitudine e di fiducia, perché mi sento profondamente amato. Quel cuore squarciato è una finestra aperta sul cuore invisibile di Dio, è una dimostrazione concreta che tutto quello che fa il Signore lo fa per amore. E, nello stesso tempo, tutto quello che Lui mi chiede, me lo chiede per amore: perché lo possa amare, corrispondendo al suo amore, ed essere felice, partecipe della sua felicità.

Un pane vitale

Questa realtà fondamentale cerco di farla comprendere ai miei ragazzi, quando li invito all’Eucaristia, che è un pane nel quale pulsa il cuore di Gesù, che vuol trasformare i nostri cuori di pietra in cuori simili al Suo. I miei ragazzi hanno bisogno di sentirsi amati: molti di essi non hanno una famiglia o è come se non l’avessero. E noi stessi non siamo in grado di comprenderli pienamente, perché sono troppi e perché sono troppe le loro ferite spesso nascoste. Avvicinarli all’Eucaristia, è avvicinarli al corpo donato per noi, al cuore squarciato che conforta e all’amore che tocca, commuove e convince il nostro cuore. E’ aiutarli a sentirsi avvolti dall’amore e invitati ad aver fiducia nell’amore, così che, rassicurati, possano credere nell’amore che dovranno dare e ricevere nella vita che li attende.
 

273 - UMA FAMÍLIA PARA AS FAMÍLIAS

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra

 Capítulo Oitavo 

1. Padre Piamarta, no início do Instituto Artigianelli tinha encontrado dois jovens colaboradores extraordinários: o seminarista Bongiorni e Dominatore Mainetti, destinados a tornar-se, o primeiro, Bispo Auxiliar, o secundo, Prefeito de Brescia. Sempre entre os primeiros colaboradores, foram preciosos alguns ex-pavonianos, que estavam vivendo juntos a Monsenhor Capretti. Alguns sacerdotes e leigos e, em seguida, alguns alunos uniram-se a ele para compartilhar sua missão e sua vida laboriosa, comprometida e absorvente.

2. O Padre, porém, queria ao seu redor algo mais do que um grupo de colaboradores. Ele queria criar uma comunidade estável que fosse como uma família, em que vive-se juntos, reza-se juntos, trabalha-se juntos e ajuda-se reciprocamente. Este ambiente teria contribuído para fazer respirar o clima de família aos jovens, ou seja, quase para “dar uma família a quem não tem” e para preparar os jovens àquelas atitudes de respeito, de acolhida, de atenção, premissas estas insubstituíveis para a criação de uma família.

     3. E eis que nasce a Congregação Santa Família de Nazaré, constituída por um grupo de sacerdotes e leigos que se empenham em dedicar a vida toda ao serviço de Deus e dos jovens, inspirando-se ao modelo da Santa Família. A Santa Família leva a viver um estilo fraterno, que se expressa - como fala o Padre – “na paciência, caridade, cordialidade, procurando ser entre nós afáveis, abundar e superabundar em doçura. Este espírito deve penetrar no profundo do coração da nossa santa Instituição”.
Uma família estável, destinada a renovar-se e dar continuidade à sua obra no tempo.

   4. A Santa Família torna-se então “a Família para as famílias”: seja para a religiosa, seja aquela com e para os jovens, seja para aquela família que os jovens um dia irão formar.

5. Numa família não pode faltar o elemento feminino. E o Padre, junto com a Madre Elisa Baldo, dá início também às “Auxiliares da Santa Família”, que depois assumirão o nome de “Humildes Servas do Senhor”, uma congregação que se tornou insubstituível colaboradora e apoio nas obras piamartinas por numerosos decênios e à qual vai toda a admirada gratidão dos filhos de Padre Piamarta.

     6. O modelo escolhido é então a Santa Família de Nazaré: a referência a Nazaré não é por acaso. Nazaré é também o lugar onde o trabalho está sendo santificado, porque aí trabalhou manualmente o Filho de Deus. Se a exaltação cultural do trabalho torna-se necessária para redescobrir sua eminente dignidade, as potencialidades de realização da pessoa e a contribuição para sociedade e ao progresso, todavia não é suficiente para cancelar o aspecto desgastante, a fadiga e as decepções que o acompanham. O Olhar para Nazaré ajuda a colocar o trabalho na perspectiva certa da participação do trabalho redentor da Santa Família.

      7. Padre Piamarta convida para ir espiritualmente a Nazaré também para descobrir o valor da quotidianidade: para quem olha a Nazaré, a obscuridade do quotidiano, “o terrível quotidiano”  ilumina-se  e ganha uma nova dimensão. Em Nazaré, longe dos refletores, estava crescendo o Filho de Deus. Na monotonia do quotidiano somos convidados a descobrir o Filho de Deus que deseja crescer em nós para termos luz e paz e para levar aos outros, luz e paz.
 

272 - LA CHIESA PARROCCHIALE DI CARZAGO RIVIERA - BRESCIA

 

SULLE ORME DI SAN GIOVANNI PIAMARTA
 [Lo zelo degli inizi e la catechesi]

«A Carzago, quando giunse il giovane Piamarta, esistevano solo due classi (di catechismo). In poco tempo però le porta a cinque, segno della sua dedizione convinta a questa causa. Prima della sua partenza la media della partecipazione (alle funzioni) era di 375 su circa 500 abitanti: praticamente la quasi totalità della popolazione, se si pensa al numero elevato di bambini, degli infermi e degli anziani».
P.G. Cabra, Piamarta.

Guida: Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.

 Assemblea: Amen.

Guida: Ci troviamo nella prima chiesa parrocchiale nella quale San Giovanni Piamarta ha iniziato il suo ministero, mettendo con entusiasmo a disposizione della gente tutte le sue energie di giovane sacerdote. Questa tappa del nostro itinerario ci porta a ripensare all’importanza dell’evangelizzazione e della catechesi, come mezzo privilegiato per conoscere e far conoscere Gesù e per vivere da suoi discepoli nel mondo…

Dalla seconda lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo (4,1-8)
«Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento. Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sanadottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero. Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione».

Parola di Dio

Rendiamo grazie a Dio

Dagli scritti di san Giovanni Piamarta
«S. Ambrogio ci ammonisce che non c’è occhio acuto che possa penetrare nel cuore dei giovani per vedere i pericoli che insidiano la loro innocenza. A volte basta un motto, un’occhiata o una compagnia cattiva perché chi è innocente si perda e precipiti nel male. Un malesempio, o in casa o fuori casa o nella stessa chiesa, può essere un laccio perché possano cadere nel male. Ma c’è il Signore e c’è la mamma di tutti, Maria SS. Ma, c’è l’angelo custode che stendono la loro mano sopra i pericoli inevitabili della gioventù. Però chi ha il dovere di aiutare i giovani non risparmi la sua assistenza e protezione». 
«Dai notes di P. Piamarta»
 
Preghiamo: Padre Santo, in questo luogo facciamo memoria dell’azione pastorale mediante la quale San Giovanni Piamarta si è impegnato a testimoniare, attraverso la catechesi, le verità che sono via al cielo. Ti preghiamo per ognuno di noi: l’intercessione di San Giovanni Piamarta ci ottenga il dono dello Spirito Santo, che muova il nostro cuore a desiderare di conoscere ed amare Dio sempre di più. Per Cristo nostro Signore. Amen.


Guida: Padre Nostro…

Guida: Benediciamo il Signore

Tutti: Rendiamo Grazie a Dio
 

venerdì 28 giugno 2013

271 - "PIAMARTA EDUCATORE"

 
 
Lettura dell'opera
 
L'opera si inserisce nel contesto della corrente Neo-figurativa dentro la quale si sviluppa la ricerca di Giuseppe Belotti. In tal senso richiama a compendio la forte problematica estetica a cui essa si ispira e l'affascinante richiamo morale e umano che caratterizza la vita e le opere di padre Giovanni Piamarta, educatore di giovani. L'opera pertanto vuole essere un esercizio di pittura il cui soggetto evidenzia il lavoro dell'uomo.
 
Autore dell'opera: Giuseppe Belotti


270 - OS IMBECIS E A AGRICULTURA

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra
 
       Capítulo Sétimo

1. “Todos os imbecis acreditam ter sucesso na agricultura”. Anos atrás quem entrava no Instituto Bonsignori, em Remedello, encontrava escrita com letra bela e grande, à sua direita, esta sentença. A frase não era do Bonsignori, mas expressava muito bem o conceito que ele tinha da agricultura, por ele pensada como “arte, ciência e riqueza”.

2. Padre Bonsignori era um pároco estudioso, que se tinha tornado especialista agrônomo, pois era levado pela preocupação de vencer a extrema pobreza de seu povo, prostrado pelas doenças causadas pela desnutrição, obrigado a emigrar  para fugir da fome. “Será possível, perguntava-se o inteligente pastor de almas, que a terra seja tão madrasta para não saciar a fome de seus filhos?”. Dedica-se aos estudos especializados dos mais acreditados estudiosos da Europa,  e encontra um método, o de Estanislau Solari, por ele aperfeiçoado, que consegue multiplicar quatro vezes e até seis vezes a produção de cereais e torna-se imediatamente o divulgador do método, chegando a merecer o título de “apóstolo da nova agricultura”. Suas obras de divulgação conseguem importante sucesso e vem sendo traduzidas também em outras línguas.

  3. Certo dia padre Giovanni Bonsignori fica para o almoço no instituto Artigianelli e, brilhante conversador, fala das maravilhas da nova agricultura, encantando os presentes. Padre Piamarta, que há tempo estava preocupado com o problema do êxodo da terra de tantos jovens, pensa logo: “Eis o homem que eu estava procurando”. E lhe propõe criar juntos uma escola em que estas idéias possam ser difundidas. Entre os aplausos dos presentes o pároco agrônomo aceita.

4. A idéia é genial. Mas... e os meios? Piamarta aguarda a chegada da Providência, que lhe faz ganhar a herança de bastantes hectares de terra. Nasce assim a Colônia Agrícola de Remedello, no sul de Brescia, que iniciará sua atividade em 1895, como escola prática de agricultura que em breve tempo será conhecida em toda a Itália, na França e Bélgica, de onde vem para formarem-se diretores de fazendas bem como pequenos e médios agricultores.

       5. Padre Piamarta realiza aqui seu sonho de “santidade social”, isto é, de contribuir para “melhorar a sociedade” através da recuperação do artesão e do agricultor e suas famílias. Aqui também o seu plano de formar homens completos se clarifica ulteriormente: Bonsignori se preocupará com a ciência e Piamarta com a consciência. O primeiro a arte de cultivar a terra, o segundo a arte de cultivar o coração. O primeiro a arte de produzir, o segundo a arte do bom uso da produção. Um formará o técnico procurado, o outro, o homem estimado. O primeiro, o empreendedor moderno, o segundo, o homem eterno. Um ensinará como encher os grandes celeiros de cereais da própria fazenda, o segundo como acumular para os depósitos da morada definitiva.

6. Piamarta deixa de fato ao Bonsignori a responsabilidade técnica e educativa da Colônia Agrícola e ficará na sombra, garantindo o apoio financeiro para os seus ousados experimentos. Mas ele faz-se presente nos momentos formativos religiosos dos jovens, preocupado de manter o equilíbrio entre cultura do campo e cultura do espírito.

7. A Colônia Agrícola, que mudará o nome para “Instituto Bonsignori”, permanecerá por vários decênios um ponto de referência exemplar para um grande número de agricultores, graças também a excelentes diretores que souberam atualizar a intuição inicial, promovendo apinhados “Congressos Agrários”, sustentando o periódico “A Família agrícola” e inovando também no setor zootécnico. Ainda hoje dá para ler no edifício central a frase: “Padre Piamarta para os filhos dos campos”: uma justa uma justa homenagem ao autor do crescimento humano e cristão dos jovens agricultores para os quais ele criou esta obra, única em seu gênero, favorecendo assim a genialidade do Bonsignori.
 

269 - GENITORI: EDUCARE CON IL BUON ESEMPIO

da "i pensieri di padre Piamarta"

Gli aquilotti imparano il volo dalle aquile, gli usignoli dagli usignoli, i veltri imparano dai veltri a cacciare le fiere ... E così! E dai maggiori che gli inferiori imparano. Così è anche per i vostri figli. Si alleneranno a fare quello che voi fate e a pensare e a stimare quello che voi stimate e pensate.


Sapete che cosa imparano i vostri ragazzi nei primi anni della loro vita? Imparano a vivere. Non sanno come si fa a vivere ma lo imparano. E i fanciulli non imparano con gli orecchi ma con gli occhi, vedendo gli esempi degli altri. Come si impara a scrivere? Conducendo la penna del bambino. Come si impara il ricamo? Aiutando a mettere la punta dell' ago nella mano di chi sa ricamare. Ora, come imparano a vivere? Imparano a vivere guardando la vostra vita. Vi sono, infatti, vizi ereditari nelle famiglie. Ci sono quelli che si dedicano al gioco, perché il loro nonno era un accanito giocatore. C'è il figlio che bestemmia, perché il padre è un bestemmiatore. La figlia è vanitosa, perché la mamma è vanitosa. Dunque mettetevi all'opera perché i vostri figli acquistino dal vostro buon esempio le virtù, come la probità cristiana, il timore di Dio, l'amore a Gesù e alla Vergine Maria.


I genitori che si vantano col dire: «pretendo dai miei figli che siano onesti», e loro non osservano quanto insegnano, distruggono con una mano quanto edificano con l'altra. Con il loro cattivo esempio cancellano dalla mente dei figli quanto vi hanno impresso con le parole.


Non è sufficiente essere padri e madri dei propri figli, ma bisogna essere anche «maestri e guide». Non basta dire loro: ecco la via della virtù da seguire, ma bisogna precederli con il buon esempio che è più efficace della parola.


Santa Brigida ebbe otto figli e sono tutti santi. Come è stato possibile? Perché era una mamma santa. Conoscete anche la storia della madre dei Maccabei e del loro martirio. Ora, credereste voi che si sarebbero santificati, se questi figli non avessero trovato un ambiente di bene? No! Educateli allora ai sacramenti, al catechismo, alla messa, alle funzioni parrocchiali. È vero: a nulla varrebbero i vostri consigli se non fossero preceduti dal vostro buon esempio.
 

mercoledì 26 giugno 2013

268 - "LA SORGENTE"


  
Lettura dell'opera
 
La famiglia come sorgente di vita e nucleo primario della società. Interpreta
il pensiero di padre Piamarta il quale auspicava la riforma della
famiglia attraverso l'educazione del giovane artigiano.
 
Autore dell'opera: Angelo Confortini


267 - PIETAS ET LABOR

   Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra
 
      Capítulo Sexto

   1. O Instituto nasce exatamente no coração do centro histórico da cidade, num ambiente que por mil anos tinha sido permeado pelo espírito de São Bento cujo lema era ora et labora. Napoleão tinha suprimido o mosteiro beneditino feminino de Santa Júlia e os locais estavam usados como quartel. O vasto pomar, ou horta, tinha ficado sem cultivo. É aí que Piamarta faz reviver o espírito beneditino, fazendo dele a cidadela do trabalho, aliás, do pietas et labor, da oração e do trabalho, do trabalho que brota da oração, de um trabalho que torna-se meio para ganhar a vida presente e a futura.

      2. O exemplo ele mesmo o dava: bem cedo em pé, lá pelas quatro horas da manhã. Duas horas, ou mais, de oração antes da Missa. Antes de abrir uma janela na terra, abria aquela do céu, para receber luz e força. Depois, o dia inteiro, pensando em tudo porque havia mesmo necessidade de tudo. De muitas coisas devia preocupar-se o Padre, coisas para as quais não tinha a mínima competência, mas se sentia no dever de tomar providência “por amor, só por amor” dos seus jovens. Como dizer não a uma mãe viúva com outros filhos sob sua responsabilidade que com lágrimas lhe pedia para acolher pelo menos um? Como não atender ao pároco que vinha trazer-lhe um garoto triste e temeroso, cujos pais haviam morrido? Como não encontrar um lugar para aquele rapaz de aparência  saudável, mas que não sabia onde dormir à noite? Para cada menino precisava um lugar na mesa, um no dormitório, um na oficina, um na escola, um na igreja, um no recreio. Precisava criar oficinas e laboratórios, adquirir maquinários; havia necessidade de colaboradores de confiança, precisavam benfeitores generosos, ele que tinha dificuldades para pedir.

     3. E à noite uma longa pausa na Igreja para agradecer depois de um dia todo atarefado com meninos, contratos, pedreiros, depois de tratar com pessoas que talvez o quisessem enganá-lo..., ele tão inexperiente destas coisas no começo! Os dias mais amargos eram aqueles em que tinha que dizer um doloroso “não” a algum pedido insistente para acolher a um novo menino: “não temos mais vagas!”.

    4. Havia comentários dizendo que logo iria à falência, sendo ele um “poeta da economia”..., mas no campo de trabalho aprendeu a economia sem perder a poesia das coisas elevadas do espírito da vida quotidiana.“Façamos economia para aceitar um órfão a mais”, dizia freqüentemente. “Se fizermos a nossa parte, a Providência fará a sua”.
 

martedì 25 giugno 2013

266 - GIOVENTU': TEMPO DI IMPEGNO

da "i pensieri di padre Piamarta"

Gli anni della vostra giovinezza spettano a Dio, il monarca eterno, e voi li volete consumare nei vizi? Il Signore dell'universo vi vuole giovani e innocenti per vivere in terra come gli angeli vivono in cielo.


Quanti scolari tardano ad andare a scuola per rimanere a giocare alla palla o alla trottola! Quanti giovani apprendisti fanno lunghe assenze dalle officine ed eseguono male i loro lavori perché non hanno la volontà di impegnarsi, si fanno licenziare dai loro padroni. Quanti nei giorni di festa non partecipano né alle funzioni né alla messa, ma si fermano in piazza a giocare i soldi che sarebbero di prima necessità in famiglia.
Cari giovani, che siete stati creati per conoscere e servire Dio, non lasciatevi trascinare dal gioco e dai divertimenti: statevene all' erta, se no cadrete in rovina.
 

C'è qualcuno che vive la vita come a scacchi. Un giorno bianco e un giorno nero. Un po' di bene e un po' di male. È proprio voler tenere il piede in due staffe.


Alla condotta libera della scapestrata gioventù odierna si aggiunge il pregiudizio che per la loro età, i giovani, possono vivere adagiandosi nel male. Ah, sì? E se vi cogliesse la morte in tale stato, quale buona scusa potreste presentare davanti al tribunale del Signore?
Anche voi siete obbligati a servire Dio! Anche voi, nella vostra età, dovete osservare i 10 comandamenti. Nel giorno del battesimo, c'è stata fatta, forse, l'esclusione di vivere cristianamente per qualche età, per esempio, hanno detto di osservare i comandamenti, ma che potreste essere dispensati dal fare ciò dai 18 ai 25 anni? Eh, cari, non illudiamoci!


Avete mai fatto un viaggio? Trovate un sentiero e dite: «Il sentiero è bello e quindi percorriamolo». Ma chi è pratico del luogo vi avverte: «Oh cari, non battete quel sentiero perché è ingannatore, altrimenti vi perderete tra i boschi». Così è di una strada che vi sembra retta (buona) perché non ha sassi e spine e che è larga. Ma la via larga può condurre all'inferno e molti possono percorrerla e caderci dentro.
 

265 - "VERSO LA LUCE"

 
 
Lettura dell'opera
 
Il dipinto vuole esprimere la tensione che esiste nell'uomo verso la Luce. Questa tensione è resa su un percorso di fili d'erba rischiarati da bagliori di luce che giungono dall'alto. La natura suggerisce a volte forme che richiamano realtà diverse.

Autore dell'opera: Giulio Mottinelli


264 - CONQUISTARE I CUORI

23. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Oggi non sono contento di me. Ho dovuto riunire i ragazzi e fare un solenne richiamo per un furto avvenuto a danno di uno di loro. Non avendo trovato il responsabile, di fronte all’impressione di omertà, mi sono alterato, ho alzato la voce e ho minacciato castighi, con eccessiva severità.  Non posso tollerare che avvengano queste cose, ma non posso tollerare neppure che io perda la pazienza in questo modo, col pericolo di perdere anche la fiducia dei miei ragazzi.

Beati i miti

Vivere a contatto con i ragazzi è una continua provocazione, specie in certi momenti, quando danno proprio l’impressione di voler fare il contrario di quello che dovrebbero fare. In questi momenti si corre il rischio di diventare pessimisti, di vedere solo i loro lati negativi, di considerarli irriducibili, di pensare che si stia perdendo il tempo con loro. Per fortuna ci sono altri momenti dove manifestano il loro volto positivo, che incoraggia e consola. Sempre occorre ricordare che l’educazione è una questione di cuore, dal momento che si riesce ad incidere nella misura in cui si conquista il loro cuore. “Beati i miti, perché possiederanno la terra”, ha detto il Signore. Beati coloro che sono miti perché possederanno i cuori, che sono la terra su cui siamo chiamati a seminare. Possedere il cuore dei giovani è il punto più alto dell’ educazione, perché essi possono dimenticare molte cose, ma non dimenticheranno mai la bontà illuminata, che conquista. Il mite non deve convincere il giovane che quello che sta facendo ‘lo fa per il suo bene’, perché lo dimostra con il suo stile paziente, amorevole e benevolo, che infonde fiducia.
Il mio San Francesco di Sales scriveva che “la mitezza è l’amorevole simpatia verso ognuno nelle sue condizioni particolari, nelle sue debolezze e nelle sue necessità quotidiane”. Per essere buoni educatori non basta esigere che un ragazzo compia il suo dovere, ma dobbiamo comprendere il momento che sta passando e le domande che vorrebbe fare. Certe ribellioni vengono da bisogni non compresi e non soddisfatti

Amare, amare, amare..

“Amare, amare, amare” scrive Alessandro Manzoni. Chi ama è paziente, non si lascia amareggiare da qualche risposta impropria, tiene presente il carattere e l’età del ragazzo. Ma come è difficile avere attenzione per tutti e per ciascuno, senza fare differenze e senza correre il rischio di curare il proprio gruppetto di “simpatici”. Penso che il formarsi un cuore mite, comprensivo e amabile verso tutti, sia non solo un obiettivo del buon educatore, ma anche un mezzo di santificazione personale. L’educatore si santifica quando è fermo nelle mete da raggiungere e paziente e comprensivo nei mezzi, quando richiede prima a sé quello che domanda agli altri, quando non esige tutto e subito ma sa rispettare i tempi di maturazione, quando cerca di comprendere quello che lo Spirito opera in quella persona, quando non si lascia dominare dalla passione.

Una parola consolante

Proprio oggi il Signore mi ha consolato, facendomi incontrare queste parole di un Padre della Chiesa: “Il Signore non dichiara beati quelli la cui vita è immune da passioni. Il Signore non condanna quelli che soccombono accidentalmente alle passioni, ma chi le coltiva deliberatamente. E’ connaturale alla nostra debolezza veder sorgere in sé degli impulsi senza volerlo. Felici coloro che non cedono facilmente agli impulsi della passione, ma sanno dominarli” (Gregorio di Nissa).
Mi accorgo che devo ripetere più frequentemente: “Gesù mite e umile di Cuore, fa il mio cuore simile al tuo”, perché grazie alla tua mitezza, io possa possedere il cuore dei miei ragazzi per farli crescere secondo i loro talenti  e come vuoi Tu.
 

263 - MORREREI COM OS MEUS JOVENS


Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra
 
Capítulo Quinto
              
      1. Monsenhor Pedro Capretti vinha de uma família rica, mas vivia pobremente com seus seminaristas pobres, isto é, com os aspirantes ao sacerdócio que não tinham possibilidade de pagar os estudos, a favor dos quais ele tinha posto a disposição os seus bens. Era um homem culto, previdente, ponto de referência das principais personalidades da cidade, entre as quais o bem-aventurado José Tovini e George Montini, pai do futuro Paulo VI. Padre Piamarta subia ao seminário Santo Cristo onde Monsenhor Capretti morava, para falar dos seus projetos. Eram amigos e se compreendiam. Estavam de acordo que seria bom ter uma obra que acolhesse jovens órfãos ou pobres ensinando-lhes uma profissão, assim como tinha feito anos atrás Ludovico Pavoni, iniciador da primeira escola gráfica na Itália. Eles discordavam acerca das modalidades: Piamarta queria a obra grande desde o início, Capretti a via mais modesta, pois ele teria que por a disposição o dinheiro.
 
    2. Parecia que a idéia estivesse para ter início, quando chegou improvisamente a nomeação de Padre Piamarta como pároco de Pavone Mella, na planície do rio Pó, a uns trinta quilômetros de Brescia. O bispo tinha necessidade de um homem forte para aquela paróquia. Protestos e descontentamento chegaram ao Bispo de Brescia por parte do Pároco e dos paroquianos de Santo Alexandre, que não queriam perder seu vigário, e também ele aflito, talvez mais que todos. Recebendo a nomeação de pároco de Pavone Mella com o encargo de vir de vez em quando na cidade, para dar início à obra projetada, Piamarta compreendia que o seu projeto não tinha sido entendido, por que para poder realizá-lo era preciso uma dedicação a tempo pleno e não só de uma pessoa, mas de muitas outras. Os santos, todavia sabem que justamente através da obediência Deus leva para frente seus planos. Ele é que tem os caminhos seguros, mesmo que freqüentemente obscuros, para levar adiante os seus planos. Os santos têm mais confiança no poder de Deus do que nas suas poucas forças. E assim Piamarta decide: “Eu obedeço, o resto deixo Deus fazer. Ele saberá realizar melhor do que eu os seus projetos. Se a obra é sua, ninguém a deterá”.

    3. Em Pavone Mella o novo pároco não perde tempo, suscitando entusiasmos e contrastes: mas como os aplausos não o exaltam assim a oposição não o fere. Interessa-se pelos pobres, tem uma palavra severa para os abusos, forte frente aos prepotentes, afável e amigo dos humildes. A viagem mais famosa é a de 03 de dezembro de 1886, quando celebrará a primeira missa com quatro meninos. È a data oficial do início do Instituto Artigianelli. Logo depois inicia uma série de amarguras: primeiro o pedido do bispo para que renuncie o encargo de pároco para dedicar-se à nova obra e logo depois a decisão do mesmo Bispo de abandonar a idéia, porque a obra não se sustentava. Monsenhor Capretti atravessava um momento de dificuldade econômica.
 
      4. Mas eis aqui a resposta do. Piamarta: “Se me permite, Excelência, eu desejo morrer com os meus jovens”. “O Bispo o olha e percebe naquelas palavras algo mais do que um desejo pessoal, vê diante de si um homem de fé, ouve a voz do Espírito que cria coisas novas e o abençoa dizendo: “O Senhor o assista”. A partir daquele momento Padre Piamarta se encontra sozinho, ele é quem deve pensar em tudo. Sabe que não tem recursos, mas tem a certeza de estar  iniciando uma obra que o Pai do Céu quer realizar para os seus filhos mais necessitados. E recomeça a trabalhar com confiança.
 
       5. O dia 03 de dezembro de 1886 não é somente a data de nascimento do Instituto Artigianelli, mas o dia em que Piamarta  torna-se Padre (Pai) Piamarta. Assim o chamam os quatro meninos entorno a quatro tigelas ao ver que para ele não tinha sobrado nada: “Pai” é a palavra que sai espontânea do coração daqueles jovens. “Padres-Pais” serão chamados seus continuadores que, como Ele, disseram “sim” ao convite de dedicar sua vida aos jovens.
 

262 - VALLIO TERME - (BRESCIA)


 
 SULLE ORME DI SAN GIOVANNI PIAMARTA
[L’incontro con don Pezzana e la vocazione di Giovanni]
 
«La parrocchiale è invitante e raccolta, un classico edificio del settecento lombardo, elegante e ricca di quadri devoti e preziosi. Il ragazzo colpisce per il suo spirito di pietà e questo basta all’attento parroco per suggerirgli l’idea di entrare in seminario. Non si sa nulla delle loro conversazioni, come neppure si conosce qualche cosa della risposta del ragazzo. Il fatto è che egli entra in seminario, con l’aiuto della sorella di don Pezzana, oltre che con l’apporto dominante dello stesso sacerdote».          
P.G. Cabra, Piamarta.
 
Guida: Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.

Assemblea: Amen.

Guida:
Ci troviamo nel luogo in cui San Giovanni Piamarta, guidato dalla sapiente figura di don Pancrazio Pezzana, ha preso coscienza della sua vocazione. Anche noi vogliamo fare memoria dei tempi, dei luoghi, delle persone di cui Dio si è servito per chiamarci alla sua sequela.

Dal Vangelo secondo Marco (1,16-20)
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.
 
Lode a Te o Cristo

Dagli scritti di san Giovanni Piamarta
«E’ certo che non c’è nulla che tanto ci impedisca di santificarci nella nostra vocazione quanto l’aspirare ad un’altra vocazione, perché invece di faticare nel campo in cui ci troviamo, mandiamo i nostri buoi con l’aratro a lavorare nel campo del vicino. E’ impossibile che, tenendo i nostri pensieri e le nostre speranze in un altro luogo, possiamo applicarci bene nel luogo dove viviamo».«Dai notes di P. Piamarta»
«E’ tanto importante l’elezione dello stato della propria vita che, ordinariamente, da essa dipende la nostra felicità o la nostra infelicità terrena».«Dai notes di P. Piamarta»

Preghiamo

Ti benediciamo Padre, Signore del cielo e della terra, perché il tuo Spirito ha agito con potenza nel cuore di Giovanni Piamarta, portandolo a desiderare di mettere la sua vita totalmente al Tuo servizio. Ti ringraziamo perché il dono del tuo Spirito ci assicura che anche per ognuno di noi c’è una tua chiamata ad essere felici. Ti chiediamo di trovare la nostra felicità non in progetti suggeriti dall’egoismo, ma solo nell’affidamento alla tua volontà e al tuo disegno di amore per tutto l’universo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Guida: Padre Nostro…

Guida: Benediciamo il Signore

 Tutti: Rendiamo Grazie a Dio

 

lunedì 24 giugno 2013

261 - "PROIEZIONE DI LUCE E D'AMORE ..."

 
 
Lettura dell'opera
 
L'opera intende rendere un ambiente di studio e lavoro, inondato da raggi caldi
di luce solare. In questa luce crescono i ragazzi che nell'Istituto Artigianelli
apprendono lavoro e formazione cristiana.
 
Autore dell'opera: Adriana Ghidinelli


260 - LAVORO E NOBILTA’

22. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Ogni giorno, quando passo a visitare le officine dei tipografi, fabbri, falegnami, sarti, panettieri, calzolai ecc., il mio cuore si riempie di gioia nel vedere tanti ragazzi che si preparano alla vita. Il pensiero che molti di essi sono stati tirati fuori dalla strada e da ambienti malsani corporalmente e spiritualmente, mi ripaga assai dei notevoli sacrifici che dobbiamo affrontare per loro. Il quotidiano contatto con la loro fatica nell’ apprendere bene un mestiere, mi obbliga a spiegare il significato del lavoro, che sarà parte essenziale della loro esistenza. Oggi ci sono concezioni parziali del lavoro, che non soddisfano, perché non rispondono alla realtà. Ci sono coloro che lo esaltano, al punto di dimenticare la fatica e le delusioni che spesso lo accompagnano. A quelli che dicono: “Il lavoro nobilita l’uomo” i miei ragazzi più birbanti rispondono, ridacchiando:”Ma lo rende simile alla bestia”. D’altro lato ci sono coloro che mettono in risalto solo gli aspetti negativi, citando magari il detto biblico:”Guadagnerai il pane col sudore della tua fronte”. Il che è vero, ma non è tutto.
Il lavoro è anche miglioramento della persona, è occasione di scoprire e di applicare le proprie capacità, è fonte di soddisfazione quando è ben fatto.
Attraverso il lavoro ci si realizza, specie quando il lavoro corrisponde alle proprie attitudini. Oltre alla realizzazione personale, mi piace presentare il lavoro come contributo al miglioramento della società. Il grande progresso al quale stiamo assistendo è frutto del lavoro sempre più perfezionato. L’intelligenza applicata al lavoro ha creato macchine che lo rendono meno faticoso...
Ma non sempre le cose sono così scorrevoli. Il lavoro va apprezzato, ma quando non da nessuna soddisfazione? Quando non è riconosciuto? Quando non piace?
E i contrasti sul lavoro? Le ingiustizie? Le lotte? Gli odi? Le gelosie? Le rivalità

A Nazareth

Quando penso a queste cose il mio cuore corre a Nazareth, perché a Nazareth si trova il vero senso del lavoro. A Nazareth si lavora, si vive sotto lo sguardo di Dio e ci si vuol bene. A Nazareth si lavora: Giuseppe insegna un lavoro al Creatore di tutte le cose. Posso dire con orgoglio ai miei ragazzi che Gesù riceve una formazione ‘artigianale”, é un “artigianello”, è un tecnico che nella bottega di Giuseppe ha vissuto la maggior parte della vita sotto lo sguardo di Dio, crescendo in età, sapienza e grazia, imparando un mestiere e guadagnandosi il pane col sudore della fronte. “Con ciò le varie condizioni di vita, i vari uffici, tutti i mestieri, sono nobilitati, ingentiliti e consacrati, dall’averne partecipato l’uomo-Dio, il quale, avendo scelto il più umile, con questo suo fatto relativizzò le invidiate grandezze del mondo e conferì invece valore alle cose poco apprezzate”.
Il Figlio di Dio è cresciuto come uomo lavorando, per mostrare come l’uomo che lavora può crescere nella statura di Figlio di Dio. Il lavoro, che fa parte della vita umana, lo innalza ad altezze vertiginose quando è unito alla volontà del Signore, perché,come dice S. Agostino, permette al “divino Architetto di costruire una casa eterna, attraverso impacature provvisorie”.
A Nazareth inoltre ci si vuol bene, si collabora, ci si aiuta, si è solidali.
Anche questo è espressione della volontà di Dio, il quale vuole che si cresca nell’amore reciproco. Lavorando dunque con competenza e onestà, nell’ accettazione delle difficoltà, in solidarietà con chi fatica con noi, vestiamo la nobile livrea dei figli di Dio che collaborano con il Padre onnipotente creatore del cielo e della terra, il quale vuole costruirci una dimora eterna per noi attraverso il nostro lavoro di costruttori di impalcature che passano.
 

259 - TUDO PARA TODOS

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra
 
   Capítulo Quarto

          1. “Tinha sido ordenado sacerdote aos 23 de dezembro de 1865 e celebrou a primeira missa no dia de Natal em Bedizzole, onde era pároco o ‘seu” padre Pezzana. Estava então com 24 anos e no dia seguinte ia a Carzago Riviera como vigário paroquial, ajudando o pároco. Padre Pezzana conseguiu tê-lo consigo pouco mais de um ano em Bedizzole e, em seguida, os dois foram transferidos para a paróquia de Santo Alexandre no centro da cidade de Brescia, sempre Padre Pezzana como pároco e Piamarta vigário. Estamos no ano de 1870.

         2. “Meu Deus, faça com que eu não seja um servo inútil”, tinha pedido no dia da primeira missa e bem cedo perceberam de que caráter era o jovem vigário. “Olha, é verdadeiramente um santo” andavam comentando. Em primeiro lugar os doentes que aguardavam suas visitas, depois as pessoas que desejavam conversar com ele, atraídas pela fama de sua sabedoria, e aquelas pregações tão tocantes, e como tinham melhorado as celebrações... e os jovens que não o abandonavam um minuto... o oratório, o famoso oratório de Santo Alexandre, iniciado pelo padre Piamarta.

       3. Em breve tempo todos falam dele. “Temos feito uma ótima aquisição”, falavam os homens. “Menos mal que alguém pensa nos nossos filhos”, falavam as mães... “Olha como está pálido”... ”e corre o dia todo”... ”É tão devoto”... ”Mas quanto os jovens gosta dele”... ”nunca para, é uma “prata viva!” “Tomara que o deixem conosco por muito tempo!”

        4. O oratório de Santo Alexandre dispunha como espaços a sacristia e um pequeno pátio, onde os jovens se encontravam com o vigário. Mas arrastou tantos e tantos jovens, deixando uma lembrança inesquecível daqueles anos. O vigário os reunia, lhes falava, organizava passeios, procuravam lugares onde podiam brincar. E criavam-se fortes amizades, vínculos indestrutíveis. Da coleção de cartas inerentes a este período é possível respirar um pouco da atmosfera daquele ambiente: “Para nós jovens aquele vigário era algo de especial, de extraordinário”... ”Suscitava em mim sentimentos de respeito, de admiração, devoção verdadeiramente extraordinária”... ”Queria salvar a juventude da indiferença e da perda da religião”. A um Advogado anticlerical que queria dar vida a um “centro recreativo leigo”, um amigo falou: ”Meu querido Advogado, enquanto nos oratórios há padres como Piamarta, é inútil você abrir seus “centros recreativos”.

    5. Mas o jovem vigário olhava também para outras realidades que o tocavam profundamente: ótima coisa o oratório, mas aos órfãos antes e depois do oratório quem é que pensa neles? E aqueles pobres jovens que entram no mundo do trabalho e devem adaptar-se a um “trabalho e a um salário miserável? E aqueles jovens que vem dos vales e dos campos à procura de trabalho aonde vão?
Ele via que muitos de seus jovens teriam tido a possibilidade de destacar-se na vida, se alguém os tivesse preparado ao trabalho, enquanto tinham que se adaptar a ocupações totalmente secundárias. Eis que nascem nele as duas grandes perguntas, sempre mais preocupantes: “Como tornar os jovens pobres protagonistas de seu futuro?” “Como dar uma família a quem não a tem?”
São perguntas que devem encontrar uma resposta. Padre Piamarta teria uma resposta, mas não tem os meios para realizá-la. Ele, porém, tem um amigo com quem pode falar disto. Começam assim os encontros com Monsenhor Capretti.
 

258 - "NON COMPARIRE DAVANTI A DIO A MANI VUOTE"

 
 
Lettura dell'opera
 
La linea grafica nella sua purezza è una traccia che emerge dal bianco
a narrare del rapporto operoso con Dio.
 
Autore dell'opera: Gianni Coccoli 
 

venerdì 21 giugno 2013

257 - LAVORO, STUDIO E ALLEGRIA


21. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

La mia ammirata chiesetta l’ho dedicata a San Filippo Neri per diversi motivi. Quando Filippo da Firenze è giunto a Roma, questa era una città pagana. Quando è morto, Roma era una città cristiana. Uno dei fattori di questa straordinaria trasformazione è stata la dedizione instancabile di Filippo alla gioventù. Curando la gioventù egli ha dato un contributo importante al miglioramento della città. Potessi fare io la stessa cosa con la mia Brescia!

Rendere simpatica la vita cristiana
 
Il nostro santo esercitava un forte fascino sui giovani perché sapeva rendere simpatica la virtù e la vita cristiana. Illustrava più la bellezza della virtù che la bruttura del vizio, parlava più delle gioie del Paradiso che delle pene dell’Inferno, presentava la vita cristiana come un cammino di gioia più che un insieme di doveri, sapeva incantare parlando delle verità cristiane, incoraggiando più che rimproverando, mettendo in luce le potenzialità di ciascuno più che gli inevitabili sbagli. Era preoccupato che al giovane fosse permesso di essere giovane, favorendo il sano divertimento, organizzando le famose gite-pellegrinaggi alla Basiliche romane,allegre scampagnate con intervalli di grande devozione, promovendo l’amore per la bella musica grazie all’amicizia dei più grandi musicisti del tempo. Era sempre in prima fila nel fare scherzi e nel raccontare piacevolezze: la sua compagnia era ricercatissima. Filippo era preoccupato di rendere piacevoli e simpatiche le cose di Dio.  Era convinto che non è sufficiente opporsi al vizio, ma che è necessario proporre qualche cosa di alternativo e di elevante. Non basta la denuncia del male, ma occorre la proposta positiva del bene.
Per questo amava l’arte e promosse forme artistiche moderne per coinvolgere la gioventù. Educatore paziente e bonario, comprensivo e sorridente, era per il ‘moto perpetuo’, diffidando dall’ozio. Il suo modo di fare mi ha sempre incantato. Anche se, per natura, non sono faceto come lui, tuttavia quando sono in mezzo ai ragazzi cerco di dimenticare le mie preoccupazioni, facendomi giovane con i giovani, cercando di tenerli allegri. Quando avevo meno anni, giocavo anche con loro.
Ma, ora come ieri, mi preoccupo che i giovani non si sentano defraudati della loro gioventù, promovendo molte iniziative. Desidererei tanto assomigliare a questo “santo della gioia cristiana”!

Beati voi giovani

Ho già ricordato di aver promosso la banda musicale, iniziata con l’entrata di P. Gorini che ha portato con sé preziosi strumenti musicali. Devo aggiungere che abbiamo anche un’ottima filodrammatica, organizziamo frequenti gite, promoviamo una apprezzata schola cantorum, curiamo le feste, proponiamo alla città delle accademie, ci mescoliamo con i ragazzi in ricreazione… l’importante è non favorire la tristezza, la noia, la cupezza di una vita senza allegria.
All’Istituto ci deve essere vita e movimento, perché l’acqua ferma marcisce. E così mentre alterniamo lavoro, studio e ricreazioni movimentate, solennità preparate e attese, ricordiamo le massime del nostro Santo:“Bisogna lavorare, bisogna lavorare, Iddio non sa che farne dei poltroni”.
Ma anche: “Siate lieti, figlioli. Scrupoli e malinconia, fuori da casa mia”. “La malinconia e la tristezza arrecano gran danno allo spirito, mentre l’allegria conforta il cuore e aiuta la perseveranza nella buona vita: perciò il servo di Dio dovrebbe essere sempre allegro”.
Anche se la vita dell’Istituto deve essere regolata, chiudo facilmente un occhio quando vedo certe birichinate frutto di esuberanza giovanile:“Fate tutto, ma non fate peccati”.
Ma soprattutto, ricordo spesso il senso della loro età: “Beati voi giovani, perché avete tempo di fare il bene” . Fare bene il bene, fare il bene con allegria, fare il bene per rendere contenti gli altri.
 

mercoledì 19 giugno 2013

256 - ENTRE AMOR E AMOR

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra

Capítulo Terceiro

       1. “Você possui muitas belas qualidades”, começa a dizer-lhe o Pároco Padre Pezzana “e poderia utilizá-las em fazer muito bem”. O garoto Piamarta é um tipo vivo e decidido: “Sim, gostaria de tornar-me padre, mas sou pobre e não saberia como conseguir”. “Acharemos uma solução... por enquanto comece a tomar na mão os livros... Eu serei seu mestre”. Padre Pancrácio Pezzana manteve a palavra: tornou-se mestre dele (e tinha para isso todos os títulos e a experiência), providenciou-lhe os livros e falou com uma Senhora, que permaneceu anônima, a qual irá pagar com regularidade os estudos dele até o fim.

            2. No entanto estava amadurecendo a unidade política da Itália, que suscitava muitas paixões das quais a cidade de Brescia tinha participado com suas célebres “dez jornadas”. Em 1859 a poucos quilômetros da cidade combatem-se as terríveis batalhas de São Martinho e Solferino com novas mortíferas armas que produzem um espantoso massacre. Brescia está sendo invadida por milhares de feridos, hospedados nas igrejas. Entre os voluntários que acorrem pra prestar ajuda está também o jovem Piamarta, generoso e ativo como sempre, já com seus dezoito anos.

            3. Generoso e ativo, mas quantas dificuldades têm que enfrentar, a partir dos estudos. Às vezes tinha medo de não conseguir, tão exigentes que eram para ele. Consolem-se meninos: também o jovem Piamarta teve que suar e       suar na escola. As suas notas ele teve que arrancar dos professores pela firme vontade de conseguir. Não era de certo o primeiro da sua turma, porque tinha que ler e reler, estudar e estudar para ficar na metade da média. A inteligência dele era prática que o levava mais para soluções concretas do que às especulações elevadas filosóficas ou teológicas. Mas queria chegar à meta custe o que custar e sendo necessário estudar, estudava mesmo. Sempre teve de fato o sentido da meta.

           4. E havia mais dificuldades, as que são próprias da juventude..., passou por todas. Tinha medo de ser indigno do grande ideal rumo ao qual tinha-se encaminhado, em certos momentos parecia-lhe impossível, reservado a pessoas bem melhores do que ele. Percebia-se longe daquilo que queria ser. Certo dia se apresenta ao seu Padre Pezzana e lhe diz que está encontrando-se em dificuldade. “Você gosta das moças?” questiona-lhe de imediato o seu interlocutor. “Gosto”, responde-lhe desarmado o jovem. “Bom... mas se o Senhor pedir, você estaria disposto em renunciar ao amor pelo Amor?” Um longo momento de pausa: “Se Ele me ajudar, me entrego todo a Ele”. E Padre Pezzana: “Se o Tudo lhe pede o seu pequeno tudo, é porque Ele quer dar-lhe o seu grande Tudo”. “A partir daquele momento tudo me pareceu mais fácil: senti-me livre, parecia-me voar”.

       5. Entretanto ele tinha conhecido uma personalidade fascinante, um santo simpaticíssimo, amigo dos jovens: São Felipe Néri, que vivera em Roma três séculos antes. Enquanto aos poucos lia as suas famosas “máximas” e vinha conhecendo seu modo de agir, compreendia que era pequeno, pequeno, um anão diante de um gigante. Mas sabia também que se um anão subir nos ombros de um gigante consegue enxergar mais longe “Eu queria ser como São Felipe: um santo que sabia viver com os jovens, tornando simpática a virtude e um amigo que os permitia ser jovens sem tornarem-se velhos no espírito, ajudando-os a enfrentar a vida com coragem e alegria”.

lunedì 17 giugno 2013

255 - "DALLE TENEBRE ALLA LUCE"

 
 
Lettura dell'opera
 
In un'epoca di ombre un sacerdote traccia una via in un fascio
di luce per la redenzione di tanti giovani.
 
Autore dell'opera: Dino Caccia


domenica 16 giugno 2013

254 - حباة القدًيس يوحنا بيامرتا



ولد يوحنا باتيستا (ألمعمدان) بيامرتا في بريشيا في 26 نوفمبر 1841 في عائلة فقيرة. فقد والدته في سن 9، وكبر في أزقة مناطق المدينة ألشعبية ووجد الدعم التعليمي في جده من أمه وفي الكنيسة، والذي شحذ حساسيته وكرمه الغير عادي. واجه خلال عمر المراهقة صعوبات كبرى ، ولكن بفضل كاهن رعية فاابو تيرم (بريشيا) الذي اكتشف دعوته تمكن من بدىء المسيرة إلى الكهنوت                                                                     

رسم كاهنا في 24 ديسمبر 1865 وأمضى الفترة الأولى من حياته الكهنوتية في كارزاغو ريفيرا ، في بديزولي ، وثمَ في رعية  القديس الكسندر في بريشيا                                                                                    

ثمَ أصبح كاهن الرعية في بافون ميلاَ. الخبرات الأولى في الرعية هي بالنسبة له فرصة ثمينة للتعرف على الشباب العامل في عالم المصانع القاسي داخل نطاق الصناعة الذي كان قد ولد في بريشيا
 
                             
خلال 13 عام من التبشير المسثمر بدأ يجمع نتائج مثيرة وإعجاب كبير من قبل الفتيان والشباب                 

في عام 1886 غادر رعية بافون ميلا للعودة إلى بريشيا وتكريس نفسه لتحقيق مشروع يفكر ويحلم به منذ مدًة طويلة : متأثٍرا" من التخلي الروحي وفقدان الثقة من قبل عدد كبير من الشبان والفتيان الذين أتوا بأعداد كبيرة إلى المدينة للبحث عن عمل. أمَا هو، بالرغم من عدم وجود أية إمكانيَات مادبَة عنده كان واثقا" من مساعدة الله، وهكذا بدأ بالعمل لتوفير الإعداد المهني الآمن والأكيد والتَربية المسيحية لهوءلاء الشبَان 
                                  
في 3 ديسمبر، بدأ بالمعهد المهني بمساعدة من المونسنيور بيترو كابرتي، وهو شخصية بارزة من رجال الدين في بريشيا                                                                                                                                 
وبالرغم من صعوبات كبيرة، فمنذ 1888 نموُ المعهد المهني لم يتوقَف أبدا". تكاثرت المباني والمختبرات التدريسيَة والشباب كانوا يتلقون تدريبا في المهارات المهنية وتعليما" ني النطاق الديني والإنساني معترف بهما في كل مكان  
                                                                                                                            
بعد بضع سنوات حوَل اهتمامه لعالم الزراعة أيضا"، مما أدىَ، بمعاونة الأب يوحنا بونسينيوري ، لإنشاء مستعمرة زراعية في منطقة ريميدبللو (بريشيا)، من أجل إعادة الحيوية والكرامة لعالم الزراعة والتغلب على آفة الهجرة                                                                                                                             
حول الأب بيامرتا تجمَع قريبا" بعض رجال الدين الذين كانوا يشاركونه في المبادىء وأتعاب مهمته
           

في مارس (آذار) 1900 كانت بداية العائلة الدينية الموءلَفة من الكهنة والعلمانيين المكرَسين لتعليم الشباب: الأب بيامرتا أصبح مؤسس رهبانية العائلة المقدسة من الناصرة التي تواصل عملها لغاية زمننا الحالي                 

توفي يوحنا بيامرتا في 25 أبريل 1913 في ريميدبللو (بريشيا) في خاتمة حياة قضاها في خدمة الله والشباب

منذ عام 1926 رفاته ترقد في كنيسة المعهد المهني الذي بناه هو بنفسه . في عام 1986 الكنيسة اعترفت بالطبيعة البطولية للفضائل وفي 12 أكتوبر 1997 أعلنه البابا يوحنا بولس الثاني "طوباويَا"                                    

البابا بنديكتوس السادس عشر أعلنه قديسا" في 21 أكتوبر 2012                                                      

الاحتفال الليتورجي هو في 26 ابريل                                                                                                      

Traduzione a cura di Lydia Keklikian

martedì 11 giugno 2013

253 - SANTUARIO DELL’ISTITUTO ARTIGIANELLI

SULLE ORME DI SAN GIOVANNI PIAMARTA

[la prima opera educativa]

 
 
«“Credo d’avervi già scritto del nuovo fabbricato per convitto eretto ed abitato dai giovani e da noi fin dalle feste di Pasqua. Diviso in due reparti, uno per i membri della congregazione, l’altro per i giovani, con un portico lungo 80 metri e due gallerie lunghe altrettanto nei due piani superiori che servono mirabilmente per mantenere la richiesta separazione dei giovani delle diverse età! Ora è pressoché compiuta la chiesa che vi troneggia in mezzo, capace di oltre 300 giovani e che, da quanti l’hanno vista e competenti, è stata ammirata e assai ben lodata per la novità ed eleganza del disegno, un vero gioiello che comporterà la spesa di circa 60 mila lire”. La chiesa costruita su progetto dell’architetto Arcioni, viene inaugurata la festa di San Giuseppe del 1907»
P.G. Cabra, Piamarta.

Guida. Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.

Assemblea: Amen.

Guida.
Ci troviamo nel luogo in cui San Giovanni Piamarta ha iniziato la sua grande opera a servizio dell’educazione dei giovani. Tra queste mura, all’inizio piccole e fatiscenti, e poi ingrandite nel tempo hanno trovato una casa e una famiglia migliaia di giovani. Tra queste mura i giovani hanno riconosciuto in San Giovanni Piamarta un papà. Anche per noi egli è un padre, perché, grazie al suo esempio di santità, abbiamo potuto incontrare più profondamente il cuore di Dio..

Dalla lettera ai Filippesi di San Paolo Apostolo
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Perquesto Dio lo esaltò egli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogniginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami«Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.


Parola di Dio. 
 
Rendiamo Grazie a Dio

Dagli scritti di san Giovanni Piamarta

«La vostra opera richiede un grande spirito di sacrificio e voi non dovete fuggire dai pesi che vi sono imposti dalla vostra vocazione. Accogliere la gioventù, infatti, sorvegliarla, darle consigli, correggerla ed istruirla sono un continuo esercizio di abnegazione e di estrema pazienza che a suo tempo daranno frutti copiosi di virtù».
«Dai notes di P. Piamarta»
 
«S. Filippo Neri amava particolarmente i giovani, perché pensava che il bene fatto ad essi era il bene più fruttuoso che si poteva fare in relazione a tutte le altre categorie di persone. Li amava particolarmente, perché vedeva che il trionfo della grazia e dell’amore di Dio nei giovani ha una efficacia ed una bellezza particolare. Li amava soprattutto, perché, volendo migliorare la situazione del suo tempo, capiva che una riforma è durevole solo se è fatta sopra i giovani perché l’abito delle virtù che essi acquistano lo possono tramandare poi alle future generazioni.»
«Dai notes di P. Piamarta»

Preghiamo. 
Ti benediciamo, Padre, perché in San Giovanni Piamarta hai donato alla tua Chiesa un modello di vita cristiana. Ti benediciamo perché ci hai permesso di portare a compimento il nostro pellegrinaggio in questo luogo, dove lui ha accolto, amato, ed educato i cuori dei giovani. Per sua intercessione ti chiediamo di avere un cuore docile, capace di abbandonarsi al Tuo amore provvidente di Padre, e capace di aprirsi senza paura alle necessità di ogni fratello. Per Cristo nostro Signore. Amen

Tutti. Amen
 
Guida: Padre Nostro…

Guida: Benediciamo il Signore

Tutti: Rendiamo Grazie a Dio

252 - O TUDO NO TUDO

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra

     Capítulo Segundo
 
            1. No coração do jovem há de tudo. E há também o Tudo.
No coração do garoto Joãzinho, o Tudo “ilumina-se do imenso”: se Deus é tudo, porque não concentrar-se n’Ele? Se Ele é o Tudo, do que eu teria ainda necessidade?
E eis que um dia ele deixa a casa com um amigo, quase como uma fuga, para tentar a grande aventura de se tornarem eremitas sobre a montanha Madalena, próxima à cidade de Brescia, a pouco menos de mil metros de altura. Lá havia grutas as quais se dizia terem sido habitadas em tempos passados, por eremitas, cuja ocupação era a de “viverem sozinhos na presença só de Deus”.
Subiram às ocultas rumo ao alto e pararam um pouco, contemplaram o amplo panorama, mas em seguida disseram um ao outro: “E agora o que vamos fazer? Está chegando a noite, não temos nada para comer, começa a fazer frio... porque não descemos ?” E desceram correndo, antes da noite chegar.
Joãozinho compreendeu que a vida de eremita não era para ele, mas que orientar-se todo para o Tudo permanecia como o ideal para a sua vida.
 
       2. As horas livres da escola eram muitas e Joãozinho, vivíssimo, alegre, motivador, gostava de brincar na rua junto com os garotos do bairro. Brincavam de guerra, atiravam-se pedras e se machucavam. Eram dependentes dos mais malandros.
Ao falar desses anos dizia que ele estava para se tornar..., um verdadeiro malandrinho, se não tivesse encontrado o “oratório” de São Tomé que o encaminhou pelo caminho certo na vida, uma diversão saudável, além de momentos de instrução e bons exemplos que lhe mostravam o lado belo da vida. Sobretudo o ajudou a descobrir Jesus como o melhor e mais seguro de todos os amigos.
Estava assim sendo preparado para compreender a importância de estar com os jovens, para ajudá-los a crescerem num ambiente em que tivessem possibilidade de sentirem-se bem e aprenderem a fazer o bem.
 
        3. Entretanto o pai e o avô estão se perguntando o que fará quando crescer aquele menino vivaz e sonhador, com saúde bastante frágil. Concordam em enviá-lo como aprendiz com o Sr. Zanolini, um ótimo colchoeiro que o inicia na profissão dele. O garoto vai de bom gosto e consegue fazer-se bem querido. Experimenta o trabalho rotineiro, a fadiga dos horários, nove, dez horas por dia, com aquela pequena paga que é costume dar, como gorjeta, aos aprendizes.
                                                                                  
             4. Mas em breve dá para ver o seu enfraquecimento: mal alimentado? Ambiente malsão? Talvez não fosse trabalho para ele? Saúde fraca? O “patrão” é uma pessoa atenta e paterna: preocupa-se com a saúde dele e o envia a Vallio, um povoado que está a uns vinte quilômetros de Brescia, no meio do verde, em um vale salubre, a fim de mudar de ar e restabelecer-se. Aí, longe dos amigos e do horário de trabalho, começa a explorar os bosques, sozinho com sua bengala e seus pensamentos. Mas sente que dentro dele alguém o está acompanhando, que o amigo Jesus está a seu lado e com ele pode falar das coisas que mais estão em seu coração.
Sem nem perceber os passeios dele acabam na bela igreja paroquial em que entra para estar mais perto de seu Amigo e sentir melhor sua presença. Sentia-se feliz pelo crescer desta amizade e a cultivava com amor.
 
       5. Mas ao pároco de Vallio não passaram despercebidas essas freqüentes visitas à igreja daquele garoto da cidade, magrinho e vivaz, que se encontrava bem por estar, seja no grupinho dos meninos, seja no silêncio da igreja. E um dia o pára e lhe fala. Noutro dia também... e se convence de  estar na frente de um  garoto extraordinário com aparências ordinárias. Vê nele um chamado a fazer grandes coisas. E fez-lhe uma proposta.
 

251 - PIAMARTA - BONSIGNORI

  

250 - PIETAS ET LABOR


20. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Devo confessare che il salire e il discendere frequentemente le scale della mia cara chiesetta mi porta ad un contatto più vivo con il mio Signore e, nello stesso tempo, con il senso profondo della mia missione. Salgo le scale per adorarlo, scendo per servirlo. Mi piacerebbe se si potesse scrivere sull’ingresso del mio Istituto: “Qui Cristo viene adorato e servito”. Cristo viene adorato nella preghiera, e servito nei ragazzi.
La preghiera mentre tiene vivo il senso della presenza di Cristo nei ragazzi, aiuta a comprendere che tutto quello che faccio ai miei ragazzi lo faccio al mio Signore: “Quello che avete fatto a uno di questi piccoli l’avete fatto a me”.

Una vita unificata

Quando parlo ai miei confratelli che condividono con me la stessa missione, ricordo sovente la necessità dell’unione di questi due momenti. La nostra vita intensamente attiva infatti comporta un mescolarsi con le vicende umane, un camminare sulla terra polverosa della gestione quotidiana, spesso dura e pesante, uno stare in mezzo a ragazzi non sempre docili o educati, il contatto con persone che risentono degli ambienti rozzi e persino volgari da cui provengono.
E ciò può sembrarci poco raffinato dal punto di vista spirituale, perché camminando nelle strade del mondo possiamo “sporcarci i piedi”.
Ma lo “sporcarsi i piedi” nella conduzione laboriosa delle nostre attività, per vivere in mezzo ai giovani e per i giovani, fa parte della nostra missione che quindi va assunta con dignità e serenità, accettandone tutta la pesantezza e i rischi, per amore e solo per amore. La nostra missione è qualche cosa di più del dire cose belle: è anche il calare le cose belle nella pasta sorda e non facilmente permeabile della quotidianità.
Lo “sporcarsi i piedi” è anche la verifica di quello che siamo. E’ facile infatti illudersi di essere virtuosi, fino a quando non si è messi alla prova, fino a quando non si risponde all’invito del Signore che bussa alla porta del nostro cuore e dice: “scendi nella vita confusa e disorientata dei miei piccoli e parla loro di me, con le parole e con le opere” .
Occorre anche tenere sempre presente l’indicazione di S. Agostino, che richiama la necessità di risalire sovente le scale della chiesa, cioè della preghiera, “perché perso il gusto delle cose celesti, non corriamo il rischio di passare nel numero di coloro che apprezzano solo le cose terrestri”.
E ancora: “Quando ci viene a mancare la soavità della contemplazione, corriamo il pericolo di restare schiacciati sotto il peso del lavoro apostolico”

Una vita intensa

La nostra vita è dunque un alternarsi di salire e discendere, di preghiera e di attività, di Pietas et Labor. Del resto il nostro Istituto sorge proprio sul terreno di un monastero benedettino che aveva come motto Ora et Labora, prega e lavora. E’ una vita intensa non solo per il molto bene che si può fare, ma anche per il contatto con la profonda realtà della vita cristiana, nella quale il più è invisibile, perché quello che si vede è soltanto la punta dell’iceberg di una realtà immensamente più grande e importante in quanto porta con sé una scintilla di eternità, cioè la presenza del Signore da riconoscere, da amare, da servire.
Pietas et labor per scoprire il fondamento primo ed ultimo di ogni cosa e per raggiungerlo in ogni cosa. Come è ricca la nostra vita!
 

lunedì 10 giugno 2013

249 - NADA ACONTECE POR ACASO

Primeiro encontro com padre Piamarta - Pier Giordano Cabra
 
     Capítulo Primeiro

       1. Nada na vida acontece por acaso. Menos ainda na vida dos santos. Na cidade de Brescia, na segunda metade dos anos de 1800, no auge da revolução industrial, fazia-se necessária uma intervenção especial entre os jovens, e eis que em 26 de novembro de 1841 nasceu uma criança, batizada no dia seguinte na igreja de São Faustino com o nome de João Batista, filho de José Piamarta e de Regina Ferrari.

       2.  O nosso pequeno João Batista, tendo que desenvolver a missão de ajudar os pobres, nasce pobre, cresce num ambiente pobre e experimentará as privações da pobreza. Queria ter um agasalho para defender-se melhor do frio, mas deve ficar satisfeito com a blusa de lã feita em casa pela mãe ... E os sapatos ... os bonitos sapatos ... mas só tem mesmo os tamancos de madeira. Tendo que compreender e ajudar os meninos difíceis, não teve um caráter fácil, para ele compreender que uma coisa é falar belas palavras, outra coisa é realizá-las. E que para crescer torna-se necessário fadigar-se e, muitas vezes, lutar contra si mesmo.

      3. Não era, porém, um caráter ruim, e sim um caráter não muito fácil: firme até mesmo teimoso, pronto a saltar e a estourar quando alguma coisa não era do gosto dele. Mas a mãe Regina vigiava e não deixava passar as coisas sem intervir. Como aquela vez que o nosso garotinho de seis ou sete anos deixou aí sobre a mesa a sopa, porque não gostava dela. A mãe, na manhã seguinte, preparou para ele só aquela mesma tigela recusada. Ao meio dia, ainda o mesmo prato e a mesma reação dele, e assim também à noite, até que o jovem contestador teve que ceder e aprender que o “querer” não é sempre possível  ser realizado. Aprendeu que na vida a primeira coisa é saber mudar a si mesmo, antes de mudar as coisas fora de nós. Pois nem sempre dá para mudar ou melhorar os outros ou as coisas, mas sempre temos possibilidade de melhorar a nós mesmos.

     4. A mãe o levava consigo às celebrações na grande igreja de São Faustino. Não havia necessidade de um longo caminho, porque moravam quase em frente à mesma igreja: só tinham que atravessar a ponte. Ele gostava de participar das cerimônias, também porque, sendo dotado de voz belíssima, reservavam-lhe a honra de solista no coral. A mãe o levava diante do altar de Nossa Senhora e dizia-lhe que Ela é a mãe de todos. Ele nunca esquecerá isso e repetirá mil e mil vezes esta lição consoladora, que se tinha tornado uma doce experiência do coração.

       5. Aos nove anos a morte passa pela primeira vez na vida dele e lhe tira a pessoa mais querida, a queridíssima mãe Regina. O pai é barbeiro e fica fora de casa o dia todo. Quando volta, à noite, às vezes depois de um copo de vinho perde até o controle. Tendo que cuidar dos órfãos, João está preparado para experimentar na própria pele o que significa ficar órfão muito cedo, sofrer em silêncio a solidão, perceber que não há ninguém que se interesse com você, que está à sua espera em casa, uma casa que se torna improvisamente vazia e silenciosa.

     6. Do Joãozinho interessa-se como pode o avô materno, que à noite o encanta com os contos da História Sagrada, isto é com episódios da Bíblia. Os contos narrados pelos avôs foram por séculos as telenovelas ou as fictions televisivas de hoje Ele acabará se apaixonando tanto com esta História que se tornará um hábil e muito desejado narrador aos seus jovens, os quais recordarão por muito tempo os intrigantes contos, com as incisivas conclusões para a vida.
 
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