LA PRESENZA DELLA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH NEL MONDO

mercoledì 14 maggio 2014

347 - UN FIUME DI BENEDIZIONI

38. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Sono alcune notti che, riuscendomi difficile il sonno, la memoria corre al passato. Come è breve la vita. Ma quanto è stata ricca di benedizioni la mia vita! Posso dire di avere fatto esperienza della verità di quanto afferma il nostro grande Manzoni: “Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per procurarne loro una più certa e più grande”.

L’infanzia e la gioventù

Il Signore mi ha fatto nascere povero, perché potessi capire i poveri. Mi ha lasciato orfano perché potessi immedesimarmi nei drammi degli orfani, mi ha lasciato sulla strada perché comprendessi l’importanza decisiva di un ambiente educativo, che strappi dalla strada, come lo è stato il mio oratorio. Mi ha fatto toccare con mano che senza l’interessamento di persone buone non mi sarei orientato al sacerdozio per dirmi che il Signore ha bisogno di noi poveri uomini per raggiungere le sue mete. Come pure mi ha fatto faticare negli studi perché potessi comprendere anche i meno dotati. E poi mi ha fatto attendere a lungo la realizzazione dei miei sogni di dedicarmi alla promozione dei meno fortunati, perché non pensassi di essere io che agivo, ma riconoscessi che tutto quello che sarebbe uscito dalle mie mani, in realtà era opera sua.

La progettazione e la realizzazione

Come sono stati tribolati quegli anni di progettazione, di attesa e di delusioni! Ero a Sant’Alessandro e sembrava che il vescovo desse il via a quanto avevamo progettato assieme a monsignor Capretti. Ma improvvisamente venne la nomina a parroco di Pavone Mella, in mezzo alla campagna. Tutti i miei sogni si dileguavano come neve al sole. Poi venne l’invito a riprendere l’iniziativa, ma secondo un progetto e una modalità che io non condividevo, per la sua evidente inagibilità. Ho accettato le due obbedienze così umanamente incomprensibili, sapendo che il Signore sa scrivere diritto su righe storte. Infatti lì stava incamminandomi in modo misterioso alla realizzazione del mio progetto secondo le sue vie più sicure. E ancora, eccomi giungere un altro colpo quando il mio amico Capretti mi ha scritto chiaro: “Se vuoi continuare, devi pensarci tu, perché io non posso aiutarti”. E così mi sono affidato totalmente alla Divina Provvidenza, lasciandomi condurre da Lei. Il Signore, mentre mi toglieva le sicurezze umane, mi induceva ad avere fiducia nel suo aiuto, perché i piccoli erano più suoi figli che miei.

La costante presenza della Provvidenza

Man mano passavano gli anni, ho toccato con mano che, come dice S. Ignazio, a noi tocca fare tutto quello che è possibile fare e poi lasciare i risultati nelle mani del Signore, come se tutto dipendesse da Lui. E così, cercando in primo luogo il bene umano e spirituale dei miei ragazzi, senza badare a sacrifici, non mi è mai mancato il soccorso, magari all’ultimo minuto, della Provvidenza. La cosa più meravigliosa è il vedere come il Signore, veramente grande, ha saputo trarre gioia dalla sofferenza, benessere dalla povertà, fiducia dallo sconforto. Potrei riassumere la mia vicenda come un insieme di passione e di risurrezione: ad ogni porta che si chiudeva se ne apriva un’altra, ad ogni umana delusione seguiva il Suo conforto. Ad ogni prova una benedizione. Sì, nelle mie angustie, non piccole né poche, mi sono sentito inondato da un fiume di benedizioni, che è stato riversato su di me e su quelli che il Signore mi ha affidato. Sì è proprio vero che il Signore “non turba mai la gioia dei suoi figli se non per procurarne loro una più certa e più grande”. Di Lui ci si può fidare! E mi fido anche in questo momento di attesa della Sua venuta.

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