LA PRESENZA DELLA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH NEL MONDO
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martedì 17 novembre 2015

386 - SALVARSI: DIO LO VUOLE

da "i pensieri di padre Piamarta"

Il grande disegno di Dio è questo: la salvezza di tutti gli eletti: che si realizzino le ultime parole che Gesù pronuncerà alla fine dei tempi: «Venite benedetti dal Padre mio a prendere possesso del regno che mio Padre ha preparato per voi fin dalla fondazione del mondo... ».


Eh, miei cari, se la cosa non fosse così, che cioè è assolutamente necessario salvare la propria anima, Gesù Cristo non avrebbe fatto il viaggio dal cielo per venire sopra questa terra e non avrebbe fatto la pazzia di soffrire e di patire. Lo dice la Scrittura: non siete stati redenti con oro e argento ma con il prezioso sangue di Gesù Cristo, l'Agnello senza difetto e senza macchia.
 
Citando S. Agostino sopra l'idea che la nostra anima è costata a Gesù, il Padre diceva: «Oh, anima mia, tu non vali meno del Sangue di un Dio. E voi, anime care, siete care anche a me perché siete costate il sangue del mio Gesù».


«Se Dio ci ha creati per salvare l'anima, perché molti si salvano e molti si dannano?». Un santo Padre risponde così: «Se la nostra salvezza dipendesse solo da noi, nessuno si salverebbe: se dipen-desse da Dio tutti si salverebbero. Il salvarsi, cioè, dipende dalla collaborazione tra la volontà di Dio e la nostra volontà». Sì! Dio vuole tutti salvi e dà a tutti gli aiuti necessari per raggiungere la salvezza.


Salvare l'anima? Il Figlio di Dio è sceso appositamente dal cielo per salvarci ed ha pronunziato queste parole: «Una cosa sola è necessaria... e, che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima... ». I primi cristiani, gli anacoreti, S. Luigi ecc., sono quelle persone che hanno perduto la loro vita sopra questa terra per amore a Gesù Cristo.


È di fede che Dio è venuto, di persona, in questa terra per salvarci: «propter nos homines descendit de coelis». È proprio così: il Padre ha mandato il Figlio e il Figlio ha mandato lo Spirito Santo. Quindi, tutta la SS.ma Trinità si mostra desiderosissima della nostra salvezza e ci dà i mezzi necessari per raggiungerla.

 

giovedì 1 maggio 2014

345 - CHI E' LA MADONNA

da "i pensieri di padre Piamarta"

Da sola è l'anima più innamorata di Dio di tutti i santi e le sante messi assieme.


È una parente in primo grado con Dio: è la sua Mamma. Lei può dire: «Questo è mio Figlio». Dio non può fare un'opera più bella di Lei. Essa da sola è la più bella, la più gloriosa, la più cara a Dio che non tutta la corte celeste e lo sterminato esercito dei giusti.


Il cap. 31 dei Proverbi, ci parla di una donna saggia che è simile alla nave del mercante che ha portato dai lontani lidi le provviste e il pane. Ebbene, Maria SS.ma è questa nave preziosa e incorruttibile: è l'Immacolata. Essa, mossa dallo Spirito Santo ha attraversato il mare della vita esente dal naufragio della colpa, e ci ha portato il pane della vita, il Verbo di Dio fatto uomo che è diventato vero cibo e vero alimento dell'uomo.


Nasce grande e potente per usare il suo potere a nostro favore. Nasce «tenerissima di cuore» per compatire più facilmente le nostre miserie. Il Cuore di Gesù è un divino serbatoio, è una fornace d'amore: guardate le fiamme che escono dal suo Cuore. Ebbene, per entrare nel suo Cuore divino, la porta, il canale e la chiave è la Madonna, è il Cuore Immacolato di Maria.


Qual è la vostra speranza? «Volete sapere la mia? Eccola: è la Santa Vergine». Maria! Maria! Invochiamola assieme: «Spes nostra salve!». È la speranza perché Lei può fare tutto quello che vuole. 


Volendo celebrare ed onorare la Madre di Dio, noi non la celebriamo perché nobile, perché intelligente, perché saggia, perché bellissima. Sì, sappiamo che ha anche queste qualità, ma noi la celebriamo principalmente perché è pura, perché è l'Immacolata, la senza peccato.


La Madonna è l'esca dolcissima con la quale Dio attira a sé i peccatori. Quando Dio vuole convertire un' anima, si serve della Madonna che sa imitare perfettamente il suo figlio Gesù. Che cosa ha fatto Gesù? È andato in cerca della pecora smarrita. Anche Maria fa così: Ella insegue amorosamente chi sta fuggendo dal suo amore. Se la Madonna ama così i peccatori, immaginate che cosa farà per le persone che le si avvicinano, la onorano e le chiedono aiuto.


So di alcuni cristiani che, o per la noia o per il rispetto umano, oppure perché non vogliono fastidi, non vogliono conversare con la Madonna. Io penso che un cristiano, quando sente l'invito della campana della sera che chiama alla preghiera, non dovrebbe resistere alla necessità di mettersi ai piedi della Madonna. Non avete, forse, amarezze da sfogare dinanzi a Lei, non avete suppliche da presentarle? Ebbene, non sprecate il tempo sugli angoli delle strade in vane conversazioni e mormorazioni. Venite tutte le sere di questo mese della Madonna per pregare con affetto di figli.

 

domenica 27 aprile 2014

344 - RISURREZIONE

da "i pensieri di padre Piamarta"

Chi è mai quel «Grande» che, rimasto per tre giorni nel sepolcro, è risuscitato? Ah! Lo riconosco! Riconosco quella luce divina che illumina le sue membra tornate a nuova vita; riconosco soprattutto quelle cicatrici al fianco, alle mani, ai piedi, e le vedo splendenti come diamanti illuminati dal sole. Sì, è Gesù che tre giorni fa pendeva sanguinante cadavere dal legno infame della croce. Ha fatto bene il Padre, conforme alle promesse delle Scritture, a risuscitarlo. Ma la Chiesa, che siamo noi come membra di questo corpo, ha una ragione grandissima per rallegrarsi. «Haec dies quem fecit Dominus». Il Signore ci ha dato questo giorno la certezza della patria celeste e ci ha dato il modello di quella che sarà la nostra risurrezione.


La speranza e la certezza della risurrezione della nostra carne dovrà essere la verità fondamentale della nostra vita, che dovrà aiutarci a vivere un' autentica vita cristiana. Soprattutto ci insegnerà che non amiamo di vero amore il nostro corpo, quando lo accarezziamo e lo contentiamo in tutti i nostri appetiti disordinati. Infatti, che razza di amore sarebbe il nostro, se per dare al nostro corpo un poco di gioia turpe e fugace, avessimo a fargli perdere i grandi beni che dovrà ricevere nell' altra vita?
Lo volete sapere, allora, in che cosa deve consistere il vero amore verso il nostro corpo? Consiste nel rispettarlo come cosa sacra destinata a gioie immortali, consiste nel non insozzarlo di immoralità, perché deve servire a opere di bene, consiste nel saperlo imbrigliare e domare come uno sfrenato puledro che vuole correre all’ impazzata perdendo se stesso perché possa donarsi alle nobili aspirazioni dell'anima che sono l'amore e la donazione.


Se tutto il nostro studio e il nostro sforzo qui in terra come persone che camminano in direzione all'eternità è posto nel conformare la nostra vita alla vita di Gesù povero, Gesù paziente, Gesù che soffre, come non credere che Lui, ora, vestito di immortalità, non vorrà conformare al suo corpo queste nostre povere membra ancora deboli, corruttibili e inferme? Ah! No! Sarebbe una grande ingiuria alla sua generosità solo dubitarne. Lo stesso S. Paolo lo afferma «Reformabit corpus humilitatis nostrae configuratum corpori claritatis suae» (Fil. 11,21) (Trasformerà il corpo della nostra povertà simile al suo corpo di luce).


O Principi del cielo non chiudete le vostre porte, anzi, spalancatele, affinché possa entrare il corteo degli eletti rivestiti del loro corpo risuscitato e possano entrare assieme all'umanità gloriosa del divino Redentore. Non starebbe bene vedere un capo trionfante al quale mancasse il corpo e le membra di questo corpo.


Giobbe venti secoli prima della risurrezione di Gesù fece la stessa affermazione che farà più tardi S. Paolo quando disse: «lo so, lo so che il mio Redentore vive». E se il mio Redentore vive, anch'io dopo molti secoli risusciterò dalla gelida terra. Un'altra volta questa mia pelle si stenderà sulle mie ossa ricomposte. Si coloriranno un' altra volta le mie guancie, si accenderanno di nuovo i miei occhi e con questi occhi nuovi vedrò il mio Salvatore. «Videbo Deum Salvatorem meum». E Giobbe, quasi dubitasse di essersi spiegato male e quindi pensasse di non essere stato ben capito aggiunge: «Sì, sì, io, proprio io e non un' altra persona vedrà il Salvatore», «quem visurus sum ego et non alius».


La sua carne nel sepolcro si riposa nella speranza. Lo sapete il perché? Perché i nostri resti mortali germineranno dai sepolcri come l'erba germina sul prato. Anche il seme è necessario che si corrompa per potere, poi, germinare. «Ossa vestra sicut herba germinabunt». Noi abbiamo quindi la stessa speranza che ha il contadino quando vede che i semi che ha affidato alla terra stanno corrompendosi: crediamo nel loro riaprirsi alla vita nuova.


Sì, cari, se avremo nel cuore la speranza della Risurrezione, questa verità ci darà la forza di essere tetragoni davanti a tutte le difficoltà.

mercoledì 26 marzo 2014

339 - UMILTA': GESU' L'ESEMPIO

da "i pensieri di padre Piamarta"

Questa virtù era poco conosciuta e, quindi, non era amata, anzi era odiata sulla terra. Ovunque regnava la superbia che fu il principio della caduta di Adamo e dei suoi discendenti. È stato Gesù, il Figlio di Dio che, venendo dal cielo è venuto ad insegnarcela. «Egli, essendo Dio, si è svuotato assumendo la forma di schiavo» (Fil. 2,7). Volle essere trattato come il più vile tra gli uomini. Isaia lo chiamò «disprezzato e l'ultimo tra gli uomini»: «despectum et novissimum virorum». Ecco Betlemme: la stalla, la mangiatoia, collocato tra gli animali. Nazaret: povero, sconosciuto, chiamato il figlio del fabbro, garzone, artigiano. Gerusalemme: flagellato, schiaffeggiato, coronato di spine, re di burla, messo a morte tra i malfattori. Dice S. Agostino: «Se questa medicina non ci libera dalla superbia, io non so quale altro mezzo possa liberarci».


La sua carne, Gesù, la sacrificò e immolò sull' altare della croce. Era santa e ne fece oggetto di maledizione; era degna di tutti gli ossequi degli uomini e degli Angeli, ma permise che fosse esposta a tutti gli insulti. Né limitò questo estremo abbassamento al tempo in cui si è trovato in questa terra, ma lo continua ancora di più nella nuova vita che ha preso nell'Eucarestia. Contemplate l'annientamento della divina persona di Gesù nel Sacramento eucaristico. Se nell'Incarnazione si abbassò prendendo la forma di uomo e di carne, qui si fa inferiore di qualunque cosa inanimata, perché Lui che è la stessa vita come Salvatore si manifesta in sembianza di cibo morto, di pane che non vede, non ode, non parla, non fa alcuna azione, benché in realtà Egli sia vivo.


Gesù lavorò in un' officina e passò molti anni vivendo una vita oscura. Il mondo non capisce queste cose, ma Gesù ha onorato la vita umile, nascosta, oscura come è la maggioranza della nostra vita. La nostra vita, anche se è nascosta, piace a Dio ed è quindi una vita ricca di onore. Dobbiamo essere contenti di questo nostro tipo di vita semplice e nascosta.
 

domenica 23 febbraio 2014

337 - QUARESIMA

da "i pensieri di padre Piamarta"

Si stampano molti libri di devozione che ci insegnano il modo pratico e degno di prepararci alla grande festa, ma il modo più sicuro è quello che ci propone S. Giovanni Battista. Lui è stato mandato apposta per preparare la strada al Verbo di Dio che stava per nascere e quindi può insegnarci anche le disposizioni più sicure per prepararci alla venuta di Gesù.
Eccolo sulla riva del Giordano povero e malvestito. Che cosa predica? Predica il battesimo di penitenza per la remissione dei peccati.
Ancora: «Fate penitenza perché si avvicina il regno di Dio».
Ancora: «Fate frutti degni di penitenza». Non ha altro da insegnare per la venuta del Verbo di Dio? Solo penitenza e penitenza? Quale penitenza? Una penitenza che abbia lo stesso valore del battesimo e ci rimetta in un nuovo stato di innocenza. Si, Giovanni Battista predicava una penitenza interiore.
Siccome Dio Padre ci manda l'Unigenito Figlio, noi dovremmo con lacrime, ma con vere lacrime che partono dal cuore chiedere perdono dei nostri sbagli ed avere cosi un cuore contrito.


Prefiggetevi sempre qualche mortificazione proporzionata ai vostri bisogni. Lascio al vostro fervore di scegliere e stabilire qualche mortificazione da praticare nella Quaresima. Vi sono tante mortificazioni che si possono fare con poca fatica e con molto merito senza pregiudicare la salute.
Esempio: alzarsi con prontezza al mattino; non mangiare fuori pasto; non brontolare sulla qualità dei cibi che vi pongono innanzi; astenersi dalle golosità e dalla ricercatezza; tollerare il malumore dei vostri vicini; parlare con chi vi va poco a genio; astenersi dal parlare sempre con le persone simpatiche; mortificare gli occhi, la lingua e l'udito; mortificare l'amor proprio; amare chi vi sta vicino.

sabato 28 dicembre 2013

332 - NATALE

da "i pensieri di padre Piamarta"

La festa del Natale non è solo una festa di «memoria» destinata a richiamarci i benefici della venuta di Gesù tra noi, ma è anche una rinnovazione di quel fatto. «Voi, o mio Gesù, volete nuovamente nascere e non più nella mangiatoia, ma nei nostri cuori».

Prepariamoci come hanno fatto i pastori che sono andati alla grotta «alacri e frettolosi» e cerchiamo di avere le loro stesse disposizioni.

L'effetto di questa venuta è contenuto nelle parole di S. Paolo: «Non sono più io che vivo ma è Gesù che vive in me». Natale è Gesù che nasce in me. 

331 - FINE DELL'INCARNAZIONE

da "i pensieri di padre Piamarta"

Qual è stato il fine divino dell'incarnazione? È stato quello di portare qui sulla terra i costumi del cielo, cioè che avesse a crescere, qui in terra, l'amore verso Dio, la sobrietà con se stessi e l'amore al prossimo. E Gesù Cristo ha ottenuto tutto questo con la sua venuta? Sì, fin dai primi tempi della Chiesa i cristiani avevano un autentico slancio di amore verso Dio. Il loro amore verso Dio era così potente che con la loro pazienza stancavano gli stessi persecutori. La sobrietà con se stessi, cioè la castità, era una virtù così celeste che l'essere trascinati nei luoghi di prostituzione, era talmente doloroso per loro che avrebbero preferito essere consegnati ai denti delle fiere, agli slogamenti degli aculei e al rogo. L'amore verso il prossimo era tanto forte che gli stessi idolatri ne rimanevano ammirati. I primi cristiani, infatti, giungevano all' amore reciproco fino al punto di essere disposti a dare la vita gli uni per gli altri e a vendere se stessi per riscattare gli altri dalla schiavitù, come se avessero veramente un cuore solo e un'anima sola.


Primo passo: il Dio della gloria si nasconde sotto il velo di una natura mortale. In questa natura mortale Egli nasconde tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio.  
Secondo passo: è nascosto nel seno di una Vergine. Ancora: il miracolo della sua concezione virginale resta nascosto sotto il velo del matrimonio. Si fa sentire solo a S. Giovanni Battista penetrando nel seno di Santa Elisabetta. «Alla tua voce il Bambino ha esultato nel mio seno».  
Terzo passo: nella sua venuta non si manifesta che ai soli pastori. Egli che ha fatto il mondo ed è venuto a questo mondo, non è stato riconosciuto da questo mondo. Tutti lo ignorano. La sua infanzia non ha nulla di celebre. Dove ha appreso tutto ciò che sa, Lui non ha studiato? Ascoltava i dottori e li interrogava (Le. 11,46). Non si sa nulla di quello che ha fatto nei suoi 30 anni di vita di Nazaret.

martedì 20 agosto 2013

323 - GENITORI: EDUCARE I FIGLI FIN DALLA GIOVINEZZA

da "i pensieri di padre Piamarta"

Quella via che il tuo figlio avrà intrapresa da fanciullo, sarà la stessa via che percorrerà quando sarà giunto alla vecchiaia.
 

Voi avete figliuoli che fanno tutto quello che vogliono, caparbi, insubordinati, intolleranti del freno della disciplina? Mentre sono piccoli la cosa la si tollera, infatti in piccola età non sono capaci che di piccoli vizi e non sono in grado di mettere a repentaglio né la pace della casa né la riputazione della famiglia. Ma, di grazia, rimangono sempre piccoli i figli? Non crescono in età? Con l'età non si sviluppa la loro persona? E con la crescita della persona non prorompono come fulmini le passioni, proprio perché non sono state domate?
E' questo il tempo in cui i genitori pagano con inutili lacrime il loro sbaglio ...
Animo, su! Sfoderate quella spada di autorità che tenevate nella guaina e che stavate riservando ad un tempo più opportuno. È questo il tempo!


Abitualmente, appena diventano grandicelli i vostri figli, cominciano a manifestare attitudini poco buone e quasi sempre ci si accorge che un' abitudine cattiva prevale sopra le altre. Vedete, per esempio, come il vostro fanciullo manifesta una irrequietezza più forte di quella che è propria dei ragazzi di quell' età; oppure vi accorgete che diventa iracondo e che per un niente va in furia e diventa vendicativo. Altri figli crescono testardi e capricciosi e altri impazienti. Ebbene, voi genitori cristiani dovete lottare contro queste inclinazioni disordinate dei vostri figli prima che queste diventino vizi. Quanto prima comincerete tanto più sicura è la vittoria. Cominciate subito, subito la guerra contro i loro vizi.


Per conto mio vedo che i figli che sono stati lasciati invecchiare e imputridire nei loro vizi per la debolezza dei genitori nel correggerli, ora maledicono questo falso amore e addossano la colpa del loro misero stato, in cui sono ridotti, ai loro genitori. Conobbi un giovane condannato a morte per un grave misfatto che, mentre veniva esortato dal sacerdote che lo assisteva a perdonare i suoi nemici esclamò: «Sì, perdono a tutti fuorché ad una persona». «A chi non perdoni?», chiese il sacerdote. Allora rannuvolandosi tutto in viso e sbarrando gli occhi, serrando i pugni e digrignando i denti gridò come se fosse una belva ferita: «Non perdono a mio padre. Sì, andate e dite a mio padre che il suo figlio prima di morire l'ha maledetto». E pare proprio che quella maledizione sia piombata sul capo di quel disgraziato, perché da quel giorno non ebbe più pace e bene sopra questa terra.


Ecco il vostro figlio che è giunto all'età di 15-18 anni. Comincia a crescergli un poco di lanuggine sul mento, gli crescono i primi stentati baffetti ed è giunto il tempo in cui vuole emanciparsi della potestà paterna e materna. Vuole passare le notti fuori di casa, e comincia a dedicarsi al gioco e agli amoreggiamenti. L'arboscello è diventato albero! Se l'avete raddrizzato prima, adesso è un albero dritto, se non l'avete fatto, ora, anche volendolo raddrizzare, le spezzereste.
 

venerdì 2 agosto 2013

299 - EDUCARE I GIOVANI

da "i pensieri di padre Piamarta"

La vostra opera richiede un grande spirito di sacrificio e voi non dovete fuggire dai pesi che vi sono imposti dalla vostra vocazione. Accogliere la gioventù, infatti, sorvegliarla, darle consigli, correggere ed istruirla sono un continuo esercizio di abnegazione e di estrema pazienza che a suo tempo daranno frutti copiosi di virtù.


S. Filippo Neri amava particolarmente i giovani, perché pensava che il bene fatto ad essi era il bene più fruttuoso che si poteva fare in relazione a tutte le altre categorie di persone. Li amava particolarmente, perché vedeva che il trionfo della grazia e dell'amore di Dio nei giovani ha una efficacia e una bellezza particolare. Li amava soprattutto, perché, volendo migliorare la situazione del suo tempo, capiva che una riforma è durevole solo se è fatta sopra i giovani perché l'abito delle virtù che essi acquistano lo possono tramandare poi alle future generazioni.


S. Ambrogio ci ammonisce che non c'è occhio acuto che possa penetrare nel cuore dei giovani per vedere i pericoli che insidiano la loro innocenza. A volte basta un motto, un'occhiata o una compagnia cattiva perché chi è innocente si perda e precipiti nel male. Un cattivo esempio, o in casa o fuori casa o nella stessa chiesa, può essere un laccio perché possano cadere nel male. Ma c'è il Signore e c'è la mamma di tutti, Maria SS.ma, c'è l'angelo custode che stendono la loro mano sopra i pericoli inevitabili della gioventù. Però, chi ha il dovere di aiutare i giovani non risparmi la sua assistenza e la sua protezione.
 

mercoledì 3 luglio 2013

279 - GENITORI: FERMEZZA NELL'EDUCAZIONE

da "i pensieri di padre Piamarta"

Non è la cosa più facile formare un cristiano. Dirlo è facile, riuscirci a formarlo è più difficile. Ed è qui che ti voglio! C'è chi dice che il fanciullo è una cosa tenera, fragile, facilissima a viziarsi, e che quindi ha bisogno di protezione e di continua correzione. Sì, è bello, è vezzoso il vostro figlio, ma sotto questi vezzi si nasconde un cuore di indole cattiva e contaminata. Lo dice la Bibbia: «Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum» (Ecco sono stato generato nel peccato). Ed ancora: «il senso e le propensioni del cuore umano traboccano di male fin dall' adolescenza». S. Basilio afferma che il fanciullo con le sue voglie sfrenate e irragionevoli, con la sua temerità, con la sua superbia e il suo spirito di vendetta, ci mostra fin dalle fasce la malignità dei suoi umori ed esige quindi la mano medica di un buon educatore che lo corregga.


Il fanciullo, che è un uomo in potenza, rassomiglia alla terra di cui è impastato. Come la terra, dopo la maledizione di Dio, altro non genera che bronchi e spine e solo a forza di sudore e ferro si ottiene da lei il buon seme che poi arriva alla maturità, così il cuore dell'uomo abbandonato a se stesso non germoglia che vizio e tristezza. Se desiderate, quindi, vedere frutti di bontà e frutti di bene, non avete altra soluzione che usare ferro e lavoro e sofferenza.


Castigare il figlio ancora in tenera età? Ohibò, non ne abbiamo il coraggio e non siamo disumani. Il castigo in quest' età ci pare durezza! Ecco la risposta: «E vorreste domarli quando saranno adulti, quando, cioè, saranno già cresciuti e disordinati e sbagliati?». Il piccolo arboscello si piega solo quando è ancora tenero; il cavallo si doma quando è ancora puledro. Se l'albero è adulto, piegandolo, si rompe, e il cavallo non si lascia domare, ma uccidere.


Qui sta il vero amore. Qualche lacrima sgorgata da fanciulli risparmierà ad essi più tardi, fiumi di lacrime, e a voi, crepacuore, affanni, angosce, e desolazioni senza fine.


La punizione deve essere proporzionata alla qualità della colpa e alla qualità del colpevole, cioè all'età, allo stato fisico e morale del figliuolo. Quello che può giovare ad uno, può nuocere ad un' altro.


Uno di questi infelici figli, nel fondo di una prigione disse così al sacerdote: «Sì, sono qui ma la colpa è del mio padre e della mia madre. Me le davano sempre vinte e in più mi lasciavano fare sempre quello che volevo e sono finito qui in galera. Questa catena spetterebbe più a loro che a me». E notate che questo giovane era di buona nascita e apparteneva ad un famiglia di egregia riputazione.


Non dite: «non castigo il mio figlio per non perdere il suo amore e la sua confidenza». Anche l'ammalato, non solo non impreca contro il medico che l'ha guarito con una dolorosa operazione, ma lo benedice. Anch'io da piccolo, mi sdegnavo contro mia madre, perché era severa a causa dei miei capricci che facevo per non mangiare il cibo. Dopo, ho capito il bene che mi ha fatto educandomi così.


«E tu che ne dici?». Dico che sarà con il sudore e con il ferro dell' aratro che quel campicello continuerà a dare frutti buonissimi. Se non lo si lavora, apparirà un'ispida selva di cardi, di spine malefiche e un rigoglio di ortiche... Ebbene, come bisogna dar mano ad una vanga, così bisogna trattare il carattere dei figli perché nel loro cuore non nascano selve di erbacce.


Osservate come agisce chi ha un puledro da domare. Vi monta sopra, lo liscia e lo accarezza e lo chiama per nome, poi dà un piccolo strappo di briglia e lo lascia andare. Se appena montato sul puledro, voi vedeste il cavaliere agitarsi direste: «ha più bisogno il cavaliere che il cavallo di essere domato». Bisogna usare, cioè, moderazione e prudenza con i figli. I genitori non hanno il potere assoluto sui figli, ma quanto fanno lo devono fare per il loro bene. Debbono guardarsi da ogni impeto di passione. Un rimprovero e un castigo troppo severi dati con passione, fuori tempo e luogo, nuoce tanto a chi lo dà come a chi lo riceve. A quello perché gli fa perdere la forza morale, a questi perché inasprisce la piaga invece che curarla.
 
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