LA PRESENZA DELLA CONGREGAZIONE SACRA FAMIGLIA DI NAZARETH NEL MONDO

sabato 27 settembre 2014

355 - INTERCESSORY PRAYER TO ST. JOHN BAPTIST PIAMARTA


354 - I MIEI AMICI

41. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Grazie al cielo, non sono pochi i miei amici, sia tra i laici che tra il clero, vicini o lontani, con i quali intrattengo una buona corrispondenza, come col missionario gesuita Padre Secondo Zanetti. Ma oggi desidero accennare agli amici più cari e più frequentati, che sono i santi. I santi,“dopo la Sacra Scrittura, sono il pascolo più bello” e sostanzioso che possiamo avere. “Dio guida la Chiesa con la sua Parola e con l’esempio dei santi”, affermava San Gregorio Magno, grande narratore delle gesta degli antichi “uomini di Dio”. Le gesta e le parole dei santi sono il commento più vero e convincente della Sacra Scrittura, perché mostrano che anche le parole più difficili del Signore possono essere vissute, sono cioè vere e praticabili. Per me i santi sono la manifestazione della possibilità di comunicazione tra cielo e terra, della certezza di non vivere da solo la mia vita, ma d’essere accompagnato dalla loro intercessione e sostenuto dal loro esempio. Per questo cito spesso esempi tratti dalla loro vita, specie quando vedo che è necessario essere concreti e dare corpo a quello che sto dicendo.

I miei maestri

Tra i santi che considero miei maestri, metto in primo piano quelli della grande ripresa cattolica, dopo la contestazione di Lutero. Essi hanno contribuito a cambiare la società, cambiando se stessi. In primo luogo viene sant’Ignazio di Loyola, maestro di spiritualità della vita attiva, tanto preziosa per chi è impegnato nell’apostolato. A lui ci siano ispirati anche nella stesura dello Statuto della Congregazione, specie per quanto riguarda le sicure motivazioni dell’obbedienza. Santa Teresa d’Avila mi ha sempre affascinato per la sua insistenza sull’orazione, dalla quale possono sbocciare i frutti delle opere: “Frutto dell’orazione sono opere, opere”, ripeteva la santa. E: “Noi desideriamo e pratichiamo l’orazione, non per godere, ma per avere la forza di servire il Signore”. Di San Filippo Neri e di San Francesco di Sales mi limito a ricordare che il primo è esempio insuperabile di presenza simpatica e coinvolgente tra i giovani, mentre il secondo è mio punto costante di riferimento per l’ amabilità del tratto e per sicurezza nella direzione delle anime. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori lo considero maestro di sintesi equilibrata e serena tra giustizia e misericordia, tra impegno e fiducia, tra esigenze della ragione e quelle del cuore. E’ inutile dire che sopra tutti vola il genio di Agostino, che illumina tutti,o quasi, i campi della vita cristiana.

Per i giovani

Ai giovani indico spesso la gigantesca figura di San Francesco Saverio, anche perché nel giorno della sua memoria, “per intervento specialissimo del Signore” è stato inaugurato l’Istituto. Al suo slancio missionario oriento il cuore e la fantasia dei ragazzi, perché solo chi ha grandi ideali fa grandi cose nella vita. Egli è l’”uomo che sarà sempre oggetto della più alta ammirazione, per le sue eroiche imprese apostoliche, ad opera di incredibili stenti, fatiche e travagli di ogni fatta”. Un altro amico dei giovani è San Luigi Gonzaga, un santo giovane nato nella diocesi di Brescia, coraggioso nel superare tutte le difficoltà per essere fedele al suo programma: “Ciò che non è eterno, è nulla”. Alle giovani invece presento volentieri la figura di Caterina Farnese, prima principessa poi carmelitana, celebre per le sue bizzarrie prima e per la sua ferrea volontà di farsi santa poi. Tra i molti altri santi, ho sempre dato la preferenza a quelli che hanno saputo contrastare l’andazzo generale, che hanno avuto il coraggio di vivere senza complessi di inferiorità la loro vita cristiana, che quindi sono degni d’essere presentato come modello della forza trasformante del cristianesimo, che è la religione dei forti e non dei deboli e dei rassegnati.
 

venerdì 26 settembre 2014

353 - INVITO

Presso il Santuario di San Giovanni Battista Piamarta, via Piamarta, 6 - Brescia, alcune iniziative spirituali attendono quanti sentono la sua figura importante per il loro cammino di fede.

- Ogni giovedì, alle 20.30, Lectio divina guidata da un padre piamartino. 

- Il secondo giovedì del mese: adorazione vocazionale.

- Ogni domenica, alle ore 17.00, Santa Messa

- 1a domenica: presieduta dal Padre Generale.

- 2a domenica: a cura della comunità dell’Istituto S. Maria di Nazareth. 

- 3a domenica: a cura delle Associazioni laiche: Ex-Alunni, Movimento Secolare Piamartino, SCAIP, Operazione Lieta.

- 4a domenica: a cura della comunità dell’Istituto Artigianelli. 

- 5a domenica: a cura delle altre Case che si propongono.
 

martedì 27 maggio 2014

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351 - IL GIORNO IN CUI DIVENNI PADRE

 40. Dal “Diario” di Padre Piamarta di Pier Giordano Cabra

Ieri è passato da me uno dei primi ragazzi accolti nell’Istituto, per portarmi la notizia d’essere diventato papà. Era felice e voleva comunicarla a me, tra i primi “perché, diceva, Lei mi ha fatto da padre”. Ciò mi ha tuffato nel mondo dei ricordi, rievocando episodi che sono sedimentati nella mia memoria e che riemergono di quando in quando, in speciali circostanze, come quella di ieri.

Quel 3 dicembre

Era una giornata fredda e nebbiosa del dicembre del 1886 e avevo da poco celebrato la Santa Messa nell’antica e sontuosa Chiesa di San Cristo, dove abitava poveramente tra i chierici poveri il grande ispiratore e amico, monsignor Pietro Capretti. Quel giorno era il primo venerdì del mese, oltre che essere la memoria di San Francesco Saverio. La Santa Messa, da me celebrata nella cappella del Sacro Cuore, voleva essere una specie di inizio del nuovo Istituto. Erano presenti, oltre a monsignor Capretti e al chierico Bongiorni, quattro ragazzi, i quali, scesi con me nella vicina casupola, si erano messi a tavola con speciale appetito. Serviva mamma Filippa Freggia, la quale aveva a disposizione solo quattro scodelle. Mentre io me ne stavo in piedi senza nulla in mano, quasi ad osservare se tutto procedeva bene, un ragazzo mi disse: “E Lei, Padre non mangia?” Da quel giorno anche gli altri ragazzi mi chiamarono con quel nome e poco a poco divenni per tutti Padre. E così verranno chiamati i sacerdoti che condividono con me la vita per e con i giovani. Il titolo di Padre l’ho sempre considerato una responsabilità lieta e importante, che comportava l’impegno a diventare davvero padre per i miei ragazzi.

Il difficile “Pater noster”

Mi sono accorto quanto sia difficile alcune volte recitare il “Padre nostro”, la bella preghiera del Signore, da parte di alcuni ragazzi, i quali hanno un’esperienza negativa del padre, che magari ritorna a casa la sera ubriaco e butta per aria tutto quello che trova, picchia la madre, impreca e bestemmia, dopo aver sprecato in giro quel poco che aveva guadagnato e che sarebbe servito per mettere qualche cosa sotto i denti ai figli affamati. Bisognava che io, ai loro occhi, ricostruissi in me l’immagine del papà buono e provvidente, che sa sacrificarsi per i suoi figli, che pensa a loro con amore non solo di parole, ma con i fatti, in modo che potessero rivolgersi a Dio col nome di Padre buono. Quando mi chiamano “padre”, mi sento investito anche di un’altra responsabilità: quella di non legare questo nome a quello di un Dio gendarme, tiranno, esigente, nemico della gioia, che non esiste se non per complicare la vita dei suoi figli, ma che quando ci chiede qualche cosa è perché vuol farci crescere come figli che collaborano con Lui a costruire la nostra felicità eterna.

Un Padre di molti fratelli

Mi sento Padre anche quando insegno ai miei ragazzi a volersi bene, a rispettarsi, a non coltivare invidie tra di loro, a non covare rancori e a superare i desideri di vendetta. Quando soprattutto li invito ad aiutarsi, non solo nel fare birichinate o nel copiare i compiti, ma nel sostenersi nelle difficoltà e nel bene. Questo mi impegna a trattare tutti con equità, senza dimostrare di avere preferenze o simpatie particolari. Sono così chiamato a ripresentare la missione di Gesù. che consiste nel farci accettare il fatto che Dio sia Padre, che tutto quello che Dio fa e dice è perché ci considera figli. Mi sento quindi Padre tutte le volte che preferisco il bene dei miei ragazzi alla mia tranquillità e la loro crescita al mio benessere. Ma quanto è difficile quando la testa è piena di preoccupazioni! Quel 3 dicembre sono diventato Padre: Signore aiutami ad esserlo realmente giorno dopo giorno!
 
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